Venti giorni di tempo per effettuare la prenotazione delle prestazioni sanitarie con prescrizione di primo accesso e classe di priorità B. Una prospettiva che accende lo scontro politico in Regione e spinge il Partito Democratico a chiedere un immediato passo indietro.
A sollevare il caso è la consigliera regionale del Pd Anna Maria Bigon, che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata rivolta all’assessore regionale alla Sanità, sottoscritta anche dai colleghi Giovanni Manildo, Antonio Marco Dalla Pozza, Alessandro Del Bianco, Paolo Galeano, Chiara Luisetto, Andrea Micalizzi, Jonatan Montanariello, Monica Sambo e Gianpaolo Trevisi.
Nel mirino dei dem c’è un decreto del direttore generale dell’Area Sanità e Sociale che ridetermina la validità temporale delle prescrizioni di primo accesso con priorità B su ricetta del Servizio sanitario regionale, riducendo il termine da 180 a 20 giorni per la prenotazione. Un cambio di rotta che, secondo Bigon, appare “irragionevole” e sproporzionato rispetto all’obiettivo dichiarato di migliorare la programmazione delle diverse priorità.
“Il provvedimento – spiega la consigliera – dispone una drastica riduzione dei termini per effettuare la prenotazione e presume come inappropriate le impegnative di classe B che non vengano riscontrate o confermate entro i tempi previsti. Una scelta che rischia di mortificare il diritto fondamentale alla salute”.
Bigon sottolinea inoltre le difficoltà concrete che i cittadini incontrano quotidianamente nel tentativo di prenotare una prestazione: liste chiuse, richieste non prese in carico dal CUP, inviti a richiamare in un secondo momento. Situazioni che, con una finestra temporale così ristretta, potrebbero tradursi nella perdita del diritto alla prestazione, senza che il paziente ne abbia alcuna responsabilità.
“Il rischio – conclude la consigliera dem – è che la ricerca di efficienza si trasformi in mero efficientismo, facendo perdere di vista il senso ultimo dei provvedimenti e comprimendo diritti fondamentali come quello alla salute”. Da qui la richiesta all’assessore regionale di intervenire e valutare la revoca immediata del decreto.
Ora la palla passa alla Giunta regionale, chiamata a rispondere in tempi rapidi a un’interrogazione che riaccende il dibattito sull’equilibrio tra gestione delle liste d’attesa ed effettiva tutela dei cittadini.