Un giovane operaio è morto sul lavoro (e un altro è rimasto ferito) a Selvazzano Dentro, nel padovano. Si tratta di un 22enne senegalese deceduto in un capannone della ditta Boldrin a Caselle di Selvazzano. E dunque “la sequenza di infortuni mortali non rallenta, non si ferma. Le misure adottate -protocolli, formazione, campagne di sensibilizzazione- arrivano fino ad un certo punto. Ma manca ancora qualcosa per invertire questa tendenza”, dichiara Roberto Toigo, segretario della Uil Veneto, esprimendo la sua vicinanza alla famiglia della vittima.
“Nel nostro congresso regionale di maggio proveremo a proporre nuove idee e una lettura diversa del fenomeno. Nel frattempo, abbiamo chiesto un incontro alla Regione e in aprile ci sarà una riunione del Comitato regionale di coordinamento: sarà un’occasione importante per riportare al centro del dibattito il tema della salute e della sicurezza sul lavoro, così come cerchiamo di fare noi ogni giorno”, aggiunge Toigo.
“La morte del giovane operaio di 22 anni nel Padovano è una tragedia che colpisce profondamente e che non può lasciarci indifferenti. Morire di lavoro, nel 2026, è inaccettabile”. Lo dichiarano le senatrici di Italia Viva, Annamaria Furlan e Daniela Sbrollini.
“Da troppo tempo assistiamo a una sequenza di incidenti che non possono essere considerati fatalità. Non bastano interventi tampone o misure emergenziali adottate sull’onda della commozione. Da almeno tre anni chiediamo in Parlamento interventi concreti e strutturali per fermare la scia di infortuni e morti sul lavoro, ma le risposte sono state finora insufficienti. Servono più controlli, più formazione, investimenti seri sulla sicurezza e una responsabilizzazione reale lungo tutta la filiera produttiva. È necessario agire subito e in modo sistemico, perché ogni ritardo si traduce in nuove tragedie. Alla famiglia del giovane lavoratore e ai suoi colleghi va il nostro cordoglio più sincero”, concludono.
“Il VENETO NON PUO’ CONTINUARE A INSEGUIRE LE EMERGENZE”
La morte del giovane operaio “è una tragedia che colpisce nel profondo. Non siamo di fronte a una fatalità, ma ad un sistema in cui la sicurezza sul lavoro continua a non essere trattata come una priorità. E quando questo accade, a pagare sono lavoratrici e lavoratori”, Lo dichiara la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Elena Ostanel. “Da tempo chiediamo alla Regione Veneto un cambio di passo netto: servono più prevenzione, più controlli, più formazione e più tutele- ricorda Ostanel- serve rafforzare subito gli organici degli Spisal, su cui avevo già ottenuto l’impegno del Consiglio, costruendo team multidisciplinari capaci di fare ispezione ma anche prevenzione e accompagnamento alle imprese. Serve aumentare i controlli nei settori più esposti e serve una campagna permanente sulla cultura della sicurezza”. Il Veneto “non può continuare a inseguire le emergenze contando i morti- conclude Elena Ostanel- la sicurezza sul lavoro non è un costo o un adempimento burocratico, ma un diritto fondamentale. La Regione smetta di restare a guardare e faccia finalmente la propria parte”.
