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Veneto. Associazioni d’Arma torna il bando: ma i fondi non sono da parata

Dodici anni per tornare al punto di partenza e circa 60mila euro per finanziare la memoria, le tradizioni e le attività delle associazioni combattentistiche e d’arma del Veneto. La Regione riapre il rubinetto dei contributi, chiuso dal 2014. La storia è importante ma per ricordarsene, a Palazzo Balbi, ci sono voluti dodici anni.

A presentare il provvedimento è il vicepresidente della Regione e assessore alla sicurezza, Pavanetto, che dichiara: “dietro ogni associazione ci sono donne e uomini che, attraverso il proprio lavoro e il proprio impegno nelle forze armate e nelle forze dell’ordine, hanno reso onore alla nazione, contribuendo alla tutela della libertà, della legalità e della sicurezza dei cittadini”. La giunta ha approvato i criteri per distribuire i contributi relativi al 2026, dando attuazione alla legge regionale del 14 dicembre 2007. Ora la deliberazione dovrà passare al vaglio della commissione competente del consiglio regionale.

Il tesoretto previsto è di 60mila euro, diviso equamente in due parti: 30mila per le spese correnti delle associazioni e altrettanti per gli investimenti. Nel primo capitolo rientrano iniziative culturali, sociali, educative e commemorative, raduni e celebrazioni. Nel secondo, lavori sulle sedi, riqualificazioni e acquisto di attrezzature durevoli. Finanziabili anche la manutenzione di lapidi, monumenti e cippi, perché la storia va tramandata, ma possibilmente senza lasciare che si sgretoli sotto la pioggia.

I beneficiari saranno le sezioni venete delle associazioni in possesso dei requisiti previsti. Attenzione, però: le risorse saranno ripartite tra tutte le domande ammesse e potranno essere rendicontate soltanto le spese sostenute e pagate nel corso del 2026. Sessantamila euro, dunque, per una platea di realtà e attività potenzialmente ampia: quanto arriverà concretamente a ciascuna associazione dipenderà dalle richieste ritenute ammissibili.  “Con queste risorse puntiamo a valorizzare le associazioni combattentistiche, le quali sono ancora oggi una presenza concreta nei nostri territori, grazie a iniziative sociali, culturali ed educative, alla partecipazione alle cerimonie commemorative, alla valorizzazione dei luoghi della memoria e alla promozione della cultura della legalità e della sicurezza – conclude Pavanetto-Sono un punto di riferimento per le comunità, capaci di trasmettere alle nuove generazioni il significato del servizio allo Stato e l’importanza del rispetto delle istituzioni. Sostenerle significa riconoscere il valore della loro storia, ma anche rafforzare una rete di partecipazione civica che contribuisce alla coesione sociale e alla sicurezza del territorio”.

di Redazione AltovicentinOnline

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