Il Veneto continua a offrire opportunità di lavoro, ma sempre più spesso non riesce a renderle abbastanza attrattive. A lanciare il campanello d’allarme è il direttore di Veneto Lavoro, che richiama l’attenzione su una serie di criticità destinate a pesare sul futuro dell’economia regionale: popolazione che invecchia, nascite in calo, stipendi poco competitivi e costo della vita sempre più elevato. Il problema non riguarda soltanto la disponibilità di posti di lavoro, ma anche la possibilità di trovare persone disposte ad accettarli e a restare sul territorio. Affitti onerosi, salari insufficienti rispetto alle spese quotidiane e un welfare che fatica a garantire servizi adeguati rischiano infatti di ridurre l’attrattività del Veneto, anche per chi cerca un’occupazione stabile.
A rendere il quadro più complesso è la denatalità, che riduce progressivamente il numero di giovani disponibili a entrare nel mercato del lavoro. Anche le famiglie straniere, tradizionalmente importanti per l’equilibrio demografico e occupazionale, registrano una diminuzione delle nascite. Una tendenza che si intreccia con l’invecchiamento della popolazione e con la crescente difficoltà delle imprese e delle amministrazioni pubbliche a reperire personale.
Il posto fisso non basta più
Un esempio significativo arriva dalla Pubblica amministrazione, dove la prospettiva di un impiego stabile non sembra più sufficiente a garantire un numero adeguato di candidati disponibili a prendere servizio. Al concorso per assistenti giudiziari, secondo i dati riportati, dei 143 posti assegnati ai tribunali veneti ben 101 vincitori hanno rinunciato all’incarico. Una quota particolarmente elevata, che solleva interrogativi sulla capacità della pubblica amministrazione di attrarre personale.
La retribuzione, indicata in circa 1.400 euro mensili, è uno degli elementi da considerare. In un contesto caratterizzato da affitti elevati e rincari generalizzati, soprattutto per chi deve trasferirsi o vivere lontano dalla famiglia, la stabilità lavorativa può non compensare il peso delle spese.
Il fenomeno evidenzia un cambiamento importante: il posto fisso non rappresenta più, da solo, una garanzia sufficiente per convincere i lavoratori. Retribuzioni, prospettive professionali e qualità della vita diventano elementi decisivi nella scelta di un impiego.
Sanità in difficoltà, si guarda all’estero
Le difficoltà di reclutamento riguardano anche la sanità, dove la carenza di infermieri impone di cercare nuove soluzioni. Tra le ipotesi prese in considerazione dalla Regione Veneto c’è il reclutamento di professionisti provenienti da Brasile e Argentina, con un primo possibile impiego nel Bellunese. La scelta evidenzia le difficoltà di un territorio che, pur avendo bisogno di personale qualificato, fatica a coprire i posti disponibili. Il ricorso a professionisti stranieri può contribuire a rispondere alle necessità più urgenti, ma richiede percorsi adeguati di riconoscimento dei titoli, formazione linguistica e integrazione nei servizi sanitari.
Non è casuale che tra le aree maggiormente esposte figurino il Bellunese e il Rodigino. In queste due province, secondo i dati Inps richiamati, i pensionati hanno già superato gli occupati. Un indicatore che restituisce la dimensione dello squilibrio demografico e occupazionale, con una base di lavoratori che fatica a sostenere i bisogni di una popolazione sempre più anziana.
Giovani, donne e stranieri: la sfida del futuro
Di fronte a questo scenario, gli esperti individuano tre risorse fondamentali per il mercato del lavoro: giovani, donne e cittadini stranieri.
Per i giovani, tuttavia, il problema è anche numerico. Le nuove generazioni sono meno numerose rispetto a quelle che le hanno precedute e, per convincerle a restare in Veneto, non basta offrire un contratto. Servono salari adeguati, abitazioni accessibili, servizi per le famiglie e prospettive professionali concrete.
Anche la partecipazione femminile al lavoro può contribuire ad ampliare la platea degli occupati, a condizione che sia accompagnata da servizi per l’infanzia, strumenti di conciliazione tra lavoro e vita familiare e opportunità professionali effettivamente accessibili.
Infine, il contributo dei lavoratori stranieri sarà sempre più importante per sostenere settori che già oggi incontrano difficoltà nel reperire personale. L’attrazione di nuove competenze, però, deve accompagnarsi a politiche di integrazione e a condizioni lavorative capaci di favorire la permanenza sul territorio.
La questione, dunque, non è soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma renderli sostenibili e competitivi. Il Veneto si trova davanti a una trasformazione strutturale: con meno giovani e più pensionati, la disponibilità di manodopera non può più essere data per scontata. Per affrontare la sfida serviranno interventi che agiscano insieme su retribuzioni, costo della vita, servizi e partecipazione al lavoro. Perché un territorio può continuare a offrire occupazione, ma se lavorare non basta a vivere dignitosamente rischia di perdere proprio le persone di cui ha più bisogno.