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Veneto. La strage silenziosa del lavoro: 87 morti in nove mesi

Ottantasette vite spezzate in nove mesi. È il drammatico bilancio delle morti sul lavoro in Veneto, dove da gennaio a settembre 2026 il numero delle vittime resta identico a quello dello stesso periodo del 2025. Una strage silenziosa che non accenna a fermarsi e che mantiene la regione in zona arancione, con un’incidenza di mortalità superiore alla media nazionale. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, che nella sua ultima rilevazione fotografa una situazione ancora critica, con alcune province particolarmente esposte.

Padova in zona rossa: 20 morti in 9 mesi. È Padova la provincia veneta con il quadro più preoccupante. Con 20 vittime e un indice di mortalità pari a 34,3 decessi per milione di occupati, supera la soglia della zona rossa, il livello di rischio più elevato. In zona arancione si trovano Vicenza, con un indice di 28,6, e Verona, con 26,1. Sono invece in zona gialla Belluno e Treviso (22,7), Venezia (21,2) e Rovigo (20,8). A livello regionale, l’incidenza è di 26,3 morti per milione di occupati, contro una media italiana di 24,7.

87 vittime: trentuno sono lavoratori stranieri
Nel dettaglio, 58 decessi sono avvenuti durante l’attività lavorativa, mentre 29 si sono verificati in itinere, ovvero nel tragitto tra casa e luogo di lavoro. Rispetto al 2025 si registrano due vittime in meno per gli incidenti avvenuti durante il lavoro e due in più per quelli in itinere. Preoccupa anche il dato relativo ai lavoratori stranieri: sono 31 le vittime, oltre il 35% del totale regionale. La fascia d’età più colpita è quella tra i 45 e i 54 anni, con 18 decessi. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con 13 vittime, e gli over 65, con 11.

Infortuni in aumento:  +2,2% rispetto al 2025
Non sono soltanto le morti a preoccupare. Nei primi nove mesi del 2026 le denunce complessive di infortunio sono state 53.873, contro le 52.691 registrate nello stesso periodo del 2025: un incremento del 2,2%. La provincia con il maggior numero di denunce è Verona, con 10.878 casi. Seguono Padova (10.394), Vicenza (9.973), Venezia (9.553), Treviso (9.326), Belluno (2.126) e Rovigo (1.623).

Manifatturiero il settore più colpito.A guidare la classifica degli infortuni denunciati in occasione di lavoro è il comparto manifatturiero, con 9.657 casi. Seguono costruzioni (3.396), commercio (3.062), trasporto e magazzinaggio (2.657) e sanità (2.602).

L’allarme dell’Osservatorio Vega. “Dopo un inizio anno che faceva intravedere segnali di miglioramento, il bilancio delle vittime sul lavoro in Veneto torna a destare preoccupazione”, osserva Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. “Dietro un dato regionale apparentemente stabile emergono situazioni molto diverse, che richiedono maggiore attenzione da parte delle istituzioni e interventi di prevenzione mirati, soprattutto laddove si registrano i livelli di rischio più elevati”. Un richiamo che riporta al centro la necessità di rafforzare la cultura della sicurezza, i controlli e la prevenzione. Perché dietro gli 87 decessi non ci sono soltanto statistiche, ma 87 persone che non sono tornate a casa.

La situazione in Italia: 823 morti sul lavoro, in aumento del 5%
Il Veneto si inserisce in un quadro nazionale altrettanto preoccupante. Nei primi nove mesi del 2026 in Italia si contano 823 vittime sul lavoro, 39 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un incremento del 5%. Di queste, 595 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa (+3,5%), mentre 228 sono morte in itinere (+9,1%).
La mappa del rischio evidenzia una situazione particolarmente critica nel Mezzogiorno: quattro regioni, Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania, si trovano in zona rossa, con un’incidenza di mortalità superiore del 25% alla media nazionale. Il Veneto è invece tra le regioni in zona arancione. A livello territoriale, la Lombardia registra il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (84), seguita da Campania (60), Veneto (58), Sicilia (55) e Piemonte (53). Preoccupa anche l’aumento della mortalità femminile: le donne decedute sono 76, otto in più rispetto al 2025 (+11,8%). Ancora più marcato l’incremento dei decessi tra i lavoratori stranieri, passati da 171 a 221 (+29,2%). Per questi ultimi il rischio di morte sul lavoro risulta oltre tre volte superiore rispetto a quello dei lavoratori italiani.
Il settore delle costruzioni è quello con il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (101), seguito da trasporto e magazzinaggio (80) e attività manifatturiere (73). Anche sul fronte degli infortuni il bilancio è in peggioramento: le denunce complessive in Italia raggiungono quota 457.879, con un aumento del 5% rispetto ai primi nove mesi del 2025. Un quadro che, secondo il presidente dell’Osservatorio Vega Mauro Rossato, conferma profonde differenze territoriali e tra categorie di lavoratori, rendendo indispensabili interventi di prevenzione sempre più mirati.

di Redazione AltovicentinOnline

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