Cantieri, carte e crediti fiscali. Sulla carta tutto sembrava tornare, nella realtà molto meno. In Veneto, la Guardia di Finanza di Padova ha scoperto una presunta “squadra del 110%” e denunciato un’impresa edile e quattro professionisti: un commercialista, un architetto, un ingegnere e un ragioniere-amministratore di condominio. Un gruppo che, secondo l’ipotesi investigativa, tra lavori mai eseguiti o realizzati solo in parte e documentazione ritenuta falsa, avrebbe contribuito a far maturare 550mila euro di agevolazioni fiscali.
Al centro dell’inchiesta ci sono tre condomini tra Padova e Abano Terme. Lavori di efficientamento energetico, pratiche fiscali, asseverazioni e fatture: un intreccio nel quale, secondo la ricostruzione della Sezione Operativa del Gruppo Padova, sarebbero comparsi anche interventi mai eseguiti oppure realizzati soltanto in parte. A far scattare gli accertamenti è stata la denuncia presentata dai condomini di uno degli immobili. Si erano affidati a un’impresa edile trevigiana per interventi agevolati attraverso lo sconto in fattura. Ma qualcosa, evidentemente, non quadrava. Da lì è partita la ricostruzione dei rapporti tra i condomini e la società appaltatrice. I finanzieri, su delega della Procura della Repubblica di Padova, hanno passato al setaccio la documentazione e i rapporti professionali. Nel mirino è finita una squadra composta, secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, dall’impresa e da un commercialista, un architetto, un ingegnere e un ragioniere amministratore di condominio. L’ipotesi investigativa è che il gruppo abbia concorso nella produzione e presentazione all’Agenzia delle Entrate di documenti che avrebbero attestato come realizzati lavori che, in tutto o in parte, non sarebbero stati eseguiti.
I crediti finiscono sotto la lente
La vicenda non si ferma però ai lavori contestati. Ai due imprenditori edili viene contestato anche il reato di autoriciclaggio, relativamente a 120 mila euro di falsi crediti d’imposta che, secondo l’accusa, sarebbero stati trasferiti in altre attività economiche con modalità tali da ostacolarne l’identificazione della provenienza. Per i sei indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falsa asseverazione, oltre all’autoriciclaggio contestato ai due imprenditori. Nei giorni scorsi la Procura di Padova ha disposto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli interessati. È dunque una fase ancora precedente a un eventuale processo: le contestazioni dovranno essere sottoposte al vaglio delle successive fasi giudiziarie. Il caso ripropone, con numeri tutt’altro che simbolici, il lato più controverso della stagione dei bonus edilizi: quando un’agevolazione destinata a finanziare lavori reali diventa, secondo l’ipotesi accusatoria, un credito fiscale costruito sulla carta, il cantiere può diventare secondario. La vera partita si gioca nei documenti. E qui, secondo la Guardia di Finanza, quei documenti raccontavano una storia diversa da quella che gli investigatori avrebbero trovato sul terreno.
di Redazione AltovicentinOnline