“Chi nega il femminicidio, o vorrebbe cancellare questa parola dal nostro linguaggio civile, abbia almeno il coraggio di andare davanti ai familiari delle vittime, davanti ai loro figli, magari ancora bambini, e dire loro che tutto questo non esiste. Li guardi negli occhi e provi a spiegare che la morte della loro madre, uccisa perché donna, sarebbe solo un fatto di cronaca come un altro”. Luca Zaia è intervenuto al termine della discussione in Aula durante cui è stata approvata la relazione sull’attività svolta nel 2025 dall’Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne. Non lo nomina l’ex governatore del Veneto. Le frasi di Zaia, che hanno avuto il plauso di ogni parte politica, arrivano a due settimane dalle affermazioni di Roberto Vannacci, che avevadichiarato che “il femminicidio non esiste come categoria distinta. Uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere qualcuno nei confronti dell’altro”, aggiungendo che “un reato non è più o meno grave in base al sesso” di chi lo commette o di chi lo subisce.
Ma a sollevare il polverone in Veneto sono state le parole di un “cattivissimo”, che ultimamente pare voglia il primo premio di chi sciocca di più. Durante i lavori in Consiglio è infatti intervenuto Stefano Valdegamberi, consigliere regionale di Futuro nazionale ed ex leghista, secondo cui il tema dei femminicidi è “grave, perché qualsiasi omicidio lo è. Ma assolutizzare un omicidio e dimenticare tutti gli altri che avvengono all’interno delle coppie è una visione parziale del tema e spesso oggetto di ideologizzazione”.
Zaia ha risposto rivendicando il valore della parola contestata: “Il femminicidio è una parola nata per descrivere una realtà precisa: donne uccise dentro relazioni segnate dal possesso, dal controllo, dalla sopraffazione, dall’incapacità di accettare la loro libertà. Cancellarla non significa fare chiarezza: significa rimuovere il problema, annacquarlo, renderlo invisibile”. E ha proseguito: “È una vergogna che ci siano alcuni uomini, anche con ambizioni politiche nazionali, che avanzino una simile proposta. Mi vergogno profondamente per chi pensa che negare il femminicidio sia una battaglia culturale. La vera battaglia culturale è impedire che altre donne vengano uccise”. L’ex presidente del Veneto ha concluso chiamando in causa le istituzioni: “Davanti a tutto questo le istituzioni regionali, ma anche quelle nazionali, hanno il dovere di stare dalla parte giusta, senza ambiguità e senza arretrare”.
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