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Prezzi esagerati in autogrill e aeroporti, quando il viaggio pesa sul portafogli

Quando si è in viaggio, che sia per lavoro o vacanza, c’è un’esperienza quasi inevitabile: fermarsi in un autogrill lungo l’autostrada o passare da un bar in aeroporto per un caffè, uno snack o una bottiglia d’acqua. Ma spesso quello che sembrava un semplice acquisto si trasforma in una sorpresa – e non delle migliori – per il portafoglio. Negli ultimi anni, sempre più consumatori denunciano prezzi esagerati nei punti di ristoro e nei negozi situati in autostrade e aeroporti: un fenomeno che solleva dubbi e frustrazioni non solo tra i viaggiatori occasionali, ma anche tra rappresentanti dei consumatori e giornalisti. La realtà è sotto gli occhi di chi viaggia: un caffè può costare il doppio o il triplo rispetto allo stesso prodotto servito in un bar cittadino; una bottiglia d’acqua – che nei supermercati costa poco più di un euro – può superare i tre o quattro euro in un autogrill o oltre i cinque euro in un aeroporto; panini e snack arrivano a prezzi che sembrano più da bistrot di centro città che da spuntino da viaggio.

Perché i prezzi  sono così alti?

Le spiegazioni che vengono spesso offerte dai gestori dei punti vendita ruotano attorno a costi di gestione e location. Gestire un negozio o un bar in un’area di transito comporta spese maggiori: affitti più elevati, costi di personale spesso legati a orari non convenzionali, e obblighi contrattuali con le società che gestiscono autostrade e scali aeroportuali. Inoltre, la logistica per rifornire questi punti può essere più costosa rispetto ai normali esercizi cittadini, soprattutto nelle aree autostradali lontane dai centri urbani. Tuttavia, per molti consumatori queste motivazioni non giustificano l’entità dei rincari. La percezione comune è che i gestori approfittino della “captive audience”: quando si è in viaggio, la possibilità di scegliere alternative a basso costo è minima, se non inesistente. E questa condizione di quasi-monopolio locale favorisce pratiche di prezzo che spesso superano di gran lunga il buon senso.

Lamentele e confronti

Le lamentele più diffuse riguardano proprio la sproporzione tra prezzo e valore percepito. Un caffè che in città costa 1,20 euro può arrivare a costarne 3 o addirittura 3,50 in aeroporto. Una lattina di bevanda gassata o una bottiglia piccola d’acqua, normalmente due euro in un minimarket urbano, può quotare oltre quattro euro in un autogrill. Senza contare snack e panini, con listini spesso superiori anche del 50% ai prezzi medi di bar e chioschi fuori dalle aree di transito. Questi confronti alimentano frustrazione e senso di ingiustizia: “Non è solo un caffè, è la sensazione di essere presi in contropiede”, commenta un viaggiatore frequente. “Quando sei costretto a comprare perché non hai alternative vicine, ti senti obbligato a pagare di più”. La questione dei prezzi eccessivi nei punti vendita di autostrade e aeroporti non è nuova, e negli anni sono state avanzate diverse proposte per contrastarla. Tra queste, l’introduzione di tutele più stringenti da parte degli enti regolatori, come tetti massimi di prezzo per alcuni prodotti di prima necessità, o la maggiore trasparenza nei contratti tra gestori e società di servizi.

Un’altra proposta – più ambiziosa – riguarda l’apertura a più operatori concorrenti in spazi anche limitati, per favorire la competizione e quindi prezzi più equi. In alcune realtà internazionali, questa logica ha portato a modelli di gestione con più marchi e punti vendita, mentre in Italia la presenza di spazi concorrenti è spesso limitata e non uniforme. Alla fine, per chi viaggia resta la sensazione che qualcosa non funzioni nel modo più equo. Il consumatore vuole pagare per un servizio – e spesso di qualità – ma non vuole nemmeno sentirsi “penalizzato” perché si trova in un luogo di transito. I prezzi in autogrill e aeroporti continuano a fare discutere, non solo per l’entità dei rincari, ma soprattutto perché mettono in luce un equilibrio fragile tra costi di gestione, libertà di mercato e tutela dei diritti del consumatore.

In attesa di iniziative concrete a livello regolatorio o di mercato, resta valida una regola semplice per i viaggiatori: se possibile, fare scorta di snack e bevande prima di partire o prima di entrare in aree dove la scelta è limitata. Una piccola strategia, ma che può alleggerire almeno il conto alla cassa.

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