Scattano dal 1° gennaio i nuovi aumenti delle tariffe ferroviarie in Veneto e subito esplode la polemica politica. I consiglieri regionali del Partito democratico Jonatan Montanariello e Giovanni Manildo denunciano quelli che definiscono “aumenti vergognosi”, accusando la Regione di aver tradito studenti e pendolari.
Secondo i dem, il rincaro medio dei biglietti si attesta intorno all’1,6%, in netta contraddizione con le promesse regionali di agevolazioni. «Si parla di sconti e sostegni – attaccano – ma intanto il costo dei biglietti aumenta, mentre il servizio non migliora».
Tra le tratte più colpite viene indicata Venezia-Padova, appena 31 chilometri ma percorsa ogni giorno da migliaia di studenti universitari: l’abbonamento mensile sale a 67,20 euro. In aumento anche Venezia-Treviso, che passa da 56,60 a 57,60 euro, e Venezia-Portogruaro, che arriva a 80,90 euro al mese. «Ancora una volta Venezia viene penalizzata», sottolinea Montanariello.
Nel mirino anche i tempi di percorrenza, giudicati invariati o addirittura peggiorati. Emblematico, secondo i consiglieri, il caso della Padova-Belluno, dove il viaggio supera ancora le due ore nonostante l’elettrificazione della linea e l’introduzione di nuovi treni. «Un paradosso – affermano – se si pensa che in passato esistevano collegamenti più rapidi, oggi cancellati».
Da qui la richiesta di un cambio di rotta immediato: stop agli aumenti senza benefici concreti, riduzione dei tempi di viaggio e vere agevolazioni per studenti e pendolari, in particolare per chi si muove quotidianamente da e verso Venezia.