Dolore muscolare diffuso, stanchezza cronica, disturbi del sonno e difficoltà cognitive. La fibromialgia, sindrome cronica che colpisce tra il 2 e il 4% della popolazione occidentale, continua a essere una delle condizioni più complesse da diagnosticare e trattare. Ma c’è un aspetto sempre più evidente: l’intreccio stretto tra dolore fisico e sofferenza psicologica. Una connessione che oggi l’Istituto Superiore di Sanità vuole approfondire con un nuovo studio nazionale, “Fibra”, lanciato in occasione della Giornata mondiale della fibromialgia del 12 maggio.
La ricerca, sviluppata dal Centro di Riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute Mentale dell’ISS insieme al Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e Fondazione Isal, punta a raccogliere le testimonianze di pazienti e familiari per indagare il legame tra fibromialgia, ansia e depressione, e verificare quali ostacoli incontrino le persone nell’accesso ai trattamenti di supporto psicologico.
I dati disponibili mostrano un quadro chiaro: circa il 43% dei pazienti presenta sintomi depressivi e il 30% soffre di ansia clinicamente rilevante. La comorbidità psicologica amplifica l’impatto della sindrome, rendendo il dolore più intenso, riducendo la capacità funzionale e peggiorando nettamente la qualità della vita. Diverse ricerche internazionali hanno evidenziato inoltre come stress cronico, traumi emotivi e disregolazione del sistema nervoso centrale possano influire sia sull’insorgenza che sul decorso della malattia.
Lo studio “Fibra” prevede focus group in presenza e online nelle principali città italiane: momenti di confronto che serviranno a costruire un quadro più preciso dei bisogni reali dei pazienti. Partecipare è semplice: basta inviare una mail a studiofibra@iss.it, e per le persone con diagnosi è prevista una breve intervista preliminare con un esperto della Fondazione Isal.
Oltre agli aspetti clinici, la ricerca vuole far luce sulle difficoltà quotidiane: diagnosi spesso tardive, percorsi di cura frammentati, scarso riconoscimento della patologia e una diffusa mancanza di servizi adeguati per il sostegno psicologico. Elementi che, secondo gli esperti, contribuiscono ad alimentare un circolo vizioso tra dolore e disagio emotivo.
Comprendere questa interazione, spiegano i coordinatori del progetto, è essenziale per costruire percorsi più efficaci e accessibili, che integrino terapie farmacologiche, riabilitazione, supporto psicologico e interventi comportamentali.
Con l’avvio dello studio, l’ISS punta a colmare un vuoto evidente nelle politiche sanitarie: dare finalmente voce e centralità a una comunità di pazienti che da anni chiede riconoscimento e un’assistenza coerente con la complessità della fibromialgia.