Il numero dei nuovi casi di demenza nel mondo è destinato a più che raddoppiare entro il 2050: lo rivela uno studio del Centre for Healthy Brain Ageing (Cheba) dell’Università del Nuovo Galles del Sud (Unsw Sydney), pubblicato oggi.
Il lavoro si concentra su 18 Paesi e territori. I ricercatori calcolano che il numero di nuovi casi di demenza passerà dagli 11,4 milioni del 2023 ai 24,7 milioni del 2050.
Tra le tendenze evidenziate, rischi particolarmente alti per le donne e le persone che vivono in Paesi a reddito basso e medio. Secondo Ashleigh Vella, ricercatrice post-dottorato del Cheba e prima autrice dello studio, i risultati forniscono un nuovo e importante punto di riferimento per comprendere l’evoluzione del quadro globale della demenza.
“Per la prima volta”, ha sottolineato la studiosa, “possiamo confrontare l’incidenza della demenza in un gruppo di popolazioni geograficamente diversificate utilizzando lo stesso approccio statistico, ottenendo così un quadro più chiaro di dove e in quali gruppi si registrano nuovi casi”. Secondo Vella, “ciò che emerge è che l’incidenza della demenza non è distribuita in modo uniforme”, dal momento che “si riscontrano tassi più elevati tra le donne e nei Paesi a reddito basso e medio”. In evidenza nello studio anche l’urgenza di investire nella prevenzione. Secondo il professor Henry Brodaty, condirettore del Cheba e coautore dello studio, i risultati confermano la necessità di intervenire tempestivamente. “Ventiquattro milioni di nuovi casi di demenza ogni anno”, sottolinea l’esperto, “eserciterebbero un’enorme pressione sulle persone, sulle famiglie, sui sistemi sanitari e sulle economie di tutto il mondo”.
Brodaty ha aggiunto: “L’invecchiamento della popolazione significa che non possiamo limitarci ad aspettare che le persone sviluppino la demenza per poi intervenire; dobbiamo agire a tutti i livelli: dalla riduzione dei fattori di rischio modificabili e dall’individuazione precoce delle persone a rischio, fino al miglioramento della diagnosi, delle cure e dell’assistenza”.