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Intelligenza artificiale, lo psichiatra: “Scatena perdita di controllo e crisi di identità”

“L’aver constatato che i sistemi intelligenti imparano a muoversi in autonomia ha generato un forte allarme. Li avvertiamo più intelligenti di noi e capaci di decidere con la possibilità di escluderci. Una situazione che ha scatenato due paure fondamentali nell’uomo: la perdita del controllo e la crisi di identità, perché vediamo che il confronto è impari. Quando queste due paure compaiono insieme, da psichiatra, dico che siamo nel panico”.

Claudio Mencacci, direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano, invita a prendere molto sul serio l’alert lanciato in questi giorni sul bisogno di rallentare lo sviluppo dell’Ia, pronunciato da Alex Coxon e Dario Amodei, l’ex ricercatore e il ceo di Anthropic, e da Sam Altman, il ceo di OpenAI, a cui si è poi unito anche Elon Musk, “perché ci sono segnali che indicano una condizione di pericolo”.

“Stiamo scoprendo che abbiamo generato un sistema che funziona meglio di noi, privo di implicazioni filosofiche o religiose- spiega lo psichiatra- e questo segna la fine della nostra unicità”. Per Mencacci l’Ia, per come si sta sviluppando, rappresenta “un assalto serio alla nostra identità e allo stesso tempo amplifica i nostri timori sull’autenticità o meno di quello che vediamo nella rete, immagini e filmati. Come facciamo a riconoscere una condizione rispetto a un’altra?- chiede- Anche questo dato mette ulteriormente in crisi il tema della nostra identità”.

La segnalazione arrivata da questi “tre maggiori capofila nel campo della ricerca dell’Ia – di una situzione che può sfuggirci di mano – non è un freno alla ricerca ma la richiesta di aumentare una capacità di controllo e di strumentazione a nostro beneficio. Abbiamo già sperimentato con l’inizio dell’era nucleare come una condizione generata dall’uomo può dimostrarsi distruttiva per tutta l’umanità. Questo aspetto, che pensavamo aver messo sotto controllo- continua lo psichiatra- adesso entra in crisi. E ora il timore che hanno lanciato sulla perdita di controllo generata dalla stessa intelligenza artificiale, e non dell’uomo, riguarda anche la possibilità che si possa generare un conflitto, una tale competizione che si esponga nuovamente l’umanità a dei rischi molto alti”.

Ritornano alla mente le immagini dei film di Stanley Kubrick. “Ne Il dottor Stranamore c’è l’uomo che schiaccia il bottone- ricorda Mencacci- e ancora in 2001: Odissea nello spazio il supercomputer HAL 9000 prende il controllo della nave e cerca di eliminare l’equipaggio. La paura è questa: la macchina che può prendere il sopravvento in totale autonomia, senza riconoscere il bene dal male. Perché la tecnica è al di fuori di qualunque etica, è l’uso che ne facciamo che assume un aspetto morale”. Inoltre, aggiunge lo psichiatra, c’è un altro fantasma molto forte che mette in dubbio l’unicità della nostra mente: “Siamo cresciuti e ci siamo sviluppati nell’idea dell’unicità del pensiero, come se ci fossimo solo noi nel creato e tutto il resto a nostro servizio. Noi dovevamo essere i padroni e invece abbiamo generato qualcuno che può diventare il nostro padrone e può eliminarci”.

Questo, a livello di salute mentale, ci fa entrare nel più ampio ambito dei disturbi legati alla sfera del digitale. “Alla base c’è la paura di essere esclusi, che genera una paralisi nella ricerca di accedere a nuove opportunità- spiega ancora Mencacci- le persone sono sempre più incapaci di scegliere. Da qualche anno prima della pandemia stiamo osservando una crescita dei disturbi d’ansia e di depressione, ma i cambiamenti tecnologici hanno sempre spinto gli esseri umani a reagire. Ovviamente non dimentichiamo le dipendenze dal digitale, e in questo caso a generare la dipendenza in maniera paradossale è lo stesso riconoscimento della supremazia dell’algoritmo. E’ il fascino della tecnica vissuta come un ampliamento della propria potenzialità. Oggi- conclude- per la prima volta ci troviamo davanti a una tecnica che prende il sopravvento in autonomia e sotto questo profilo l’inquietudine si è fatta profonda, tanto da portare a una valutazione prudenziale”.

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