In Italia sta lentamente cambiando la percezione della salute mentale, con una crescente apertura a parlare di difficoltà psicologiche e a ricorrere a professionisti. Tuttavia, lo stigma sociale resta forte, soprattutto nei confronti delle malattie mentali psichiatriche, e continua a influenzare l’esperienza di chi soffre di questi disturbi. Superare lo stigma richiede azione culturale, educativa, istituzionale e mediatica, affinché salute mentale e benessere psicologico siano finalmente considerati parte integrante della salute complessiva di ogni individuo.
Secondo l’indagine Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani, realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia, il 67,9% degli italiani ritiene che sui disturbi psichiatrici pesino ancora vergogna e forme di discriminazione, mentre i problemi neurologici sono percepiti come meno stigmatizzati (44,9%).
Il peso del pregiudizio nel vissuto collettivo
Il rapporto evidenzia che un’ampia fetta della popolazione ritiene che la vita di chi soffre di disturbi mentali sia ancora segnata da isolamento e vergogna sociale (circa il 59%). Questi dati trovano riscontro in altre ricerche recenti. Una rilevazione Doxa del 2025 mostra che 36% degli italiani affermerebbe di vergognarsi se avesse un disturbo psichico e che le persone con disagio mentale vengono giudicate più pericolose o violente rispetto al passato. Questo stigma ha vari effetti: incoraggia la reticenza a dichiarare sofferenze psicologiche, alimenta stereotipi negativi e può spingere chi ha bisogno di aiuto a ritardare l’accesso alle cure.
Dati che raccontano un’Italia connessa ma divisa
Secondo le stesse ricerche, il 74,1% degli italiani ha avuto esperienze dirette o indirette con problemi di salute mentale, evidenziando quanto siano diffuse le sfide psicologiche nella vita quotidiana. Nonostante questa diffusione, la percezione culturale tende ancora a distinguere nettamente tra salute del cervello e salute mentale, attribuendo alle prime malattie neurologiche come tumori e demenze, e alle seconde condizioni psichiatriche come depressione e paranoia. Questa separazione riflette una scarsa consapevolezza dell’interdipendenza tra cervello e mente.
Un altro elemento interessante riguarda il modo in cui gli italiani interpretano la salute mentale: il 50,3% la associa semplicemente all’assenza di disagio psicologico — per esempio ansia o depressione lieve — piuttosto che a un concetto più ampio di benessere emotivo e psicologico.
Questa interpretazione parziale può contribuire a sottovalutare la complessità dei disturbi mentali e a mantenere un pregiudizio culturale su chi ne soffre.
La diffusione di pregiudizi è alimentata anche da narrazioni mediatiche semplificate o sensazionalistiche, che legano erroneamente malattia mentale e pericolosità. Questo fenomeno non è solo italiano, ma a livello internazionale il discorso sui media e sui social media può rafforzare stereotipi negativi e condizionare l’autopercezione degli individui con disturbi psicologici.
Segnali di cambiamento: maggiore consapevolezza e richiesta di aiuto
Nonostante la persistenza dello stigma, alcuni aspetti del quadro sociale italiano mostrano segnali positivi di cambiamento: l’82% degli italiani dichiara che ricorrerebbe o ha già ricorso a un professionista di salute mentale in caso di bisogno, segnale di una graduale normalizzazione dell’idea di cura. Il dibattito pubblico e culturale sulla salute mentale sta crescendo, con eventi come il Festival Ro.Mens e iniziative di sensibilizzazione che puntano a ridurre pregiudizi e discriminazioni.
Sebbene non esistano dati precisi sulle cause profonde dello stigma in Italia nell’ultimo anno, la letteratura scientifica indica che lo stigma può manifestarsi sia come stigma sociale (preconcetti negativi da parte della collettività) sia come auto-stigma (internalizzazione di stereotipi da parte della persona stessa), con effetti negativi sul benessere e sull’accesso alle cure. Inoltre, fattori culturali, sociali e istituzionali — come la mancanza di educazione sulla salute mentale nelle scuole, l’insufficiente presenza di servizi pubblici adeguati e la rappresentazione sociale della fragilità psicologica — contribuiscono a mantenere un clima di reticenza e pregiudizio.
di Redazione AltovicentinOnline