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Sanità e innovazione, 2 italiani su 3 temono aumenti di disuguaglianze nelle cure

L’innovazione sanitaria è percepita come un fattore di progresso, ma anche come un possibile moltiplicatore delle disuguaglianze. L’83,4% degli italiani ritiene che abbia migliorato almeno abbastanza l’efficacia delle cure e l’82,9% la diagnosi precoce delle malattie, mentre il 65,2% considera almeno abbastanza probabile che aumenti le differenze nell’accesso alle cure e il 63,2% teme che renda più impersonale il rapporto con medici e infermieri. È quanto emerge, in sintesi, dalla quarta edizione del report ‘Innovation Starting-point: Prospettive passate e future in Sanità’, realizzato dalla Fondazione Mesit con le università partner e presentato oggi a Roma nell’ambito dell’Health Innovation Show 2026. La ricerca è stata condotta su 1.411 maggiorenni residenti in Italia.

L’IA NELLE DECISIONI CLINICHE

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, quasi un italiano su due mostra invece scarsa disponibilità ad affidarle un ruolo nelle decisioni cliniche: il 48,6% è poco o per niente disposto ad accettare l’IA a supporto della diagnosi e il 48,4% nella scelta del trattamento. Solo il 18,5% esprime un’elevata disponibilità nel primo caso e il 17,7% nel secondo. Più ampia l’apertura alla telemedicina: il 79,2% accetterebbe dispositivi per monitorare a distanza i parametri di salute, il 76,5% strumenti per seguire a distanza una terapia e il 67,1% una televisita. L’indagine evidenzia però che il giudizio sull’innovazione non è univoco. Il 55,5% ritiene che possa migliorare molto o moltissimo la qualità delle cure, mentre il 55,4% considera almeno abbastanza probabile che crei nuove difficoltà di accesso. Il 38,4% pensa inoltre che l’innovazione abbia contribuito poco o per niente ad aiutare le persone a curarsi quando ne hanno bisogno, contro il 16,6% che esprime la stessa valutazione sull’efficacia delle cure.

BENEFICI E CONDIZIONI SOCIALI

Il rapporto segnala anche un divario nella percezione dei benefici legato alle condizioni sociali. Il cosiddetto ‘profilo alto’ passa dal 63,1% tra i 18-34enni al 50,5% tra gli over 65 e dal 49,1% tra chi ha un titolo di studio basso al 59,4% tra i laureati. Pesa anche la condizione economica: il profilo alto riguarda il 60,4% di chi affronta le spese con facilità, contro il 51% di chi fatica ad arrivare a fine mese. Sul piano territoriale, al Sud e nelle Isole solo il 31,9% esprime basse preoccupazioni sugli effetti dell’innovazione, contro il 45,1% nel Centro. La fiducia resta maggiore verso i professionisti che verso il sistema: su una scala da 0 a 10, scienziati e ricercatori ottengono 7,25, i medici 7,01, infermieri e professionisti sanitari 6,91. Seguono ospedali pubblici (6,48), strutture private (6,27) e Servizio sanitario nazionale nel suo complesso (6,07).

TRABUCCO AURILIO: “L’INNOVAZIONE FUNZIONA, MA NON ARRIVA ANCORA A TUTTI ALLO STESSO MODO”

L’oncologia è l’ambito nel quale vengono percepiti i maggiori progressi, indicato dal 47,8% degli intervistati, davanti alle malattie cardiovascolari (35,4%) e ai vaccini (30,8%). L’85,3% valuta positivamente il contributo dell’innovazione alla diagnosi dei tumori. Al tempo stesso, il 39,1% non ha mai sentito parlare di IA in oncologia e solo il 37,5% dichiara almeno una conoscenza indicativa della medicina di precisione. “I cittadini ci consegnano un messaggio molto chiaro: l’innovazione funziona, ma non arriva ancora a tutti allo stesso modo- ha detto Marco Trabucco Aurilio, presidente della Fondazione Mesit- Più di otto italiani su dieci riconoscono che ha reso le cure più efficaci, ma solo uno su quattro la percepisce come una leva per accedere alle cure quando ne ha bisogno. È su questo terreno che si gioca la credibilità del cambiamento”.

TRABUCCO AURILIO: “L’IA VA INTRODOTTA CON IL MEDICO AL CENTRO”

La pubblicazione dei nuovi LEA rende questo tema “ancora più attuale- ha aggiunto Trabucco Aurilio- Il nostro report mostra che anziani, persone con minori strumenti culturali, famiglie in difficoltà economica e cittadini del Mezzogiorno colgono meno le opportunità dell’innovazione: le politiche devono raggiungere per prime proprio loro. Anche sull’intelligenza artificiale il segnale è netto. Gli italiani si fidano di medici e ricercatori, non di algoritmi lasciati soli: l’IA va introdotta con il medico al centro, con trasparenza e regole chiare sull’uso dei dati. Innovare, oggi, significa anche prevenire nuove disuguaglianze”. Il quadro arriva a pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA), con circa 800 tra nuovi servizi, prestazioni e terapie, nel primo aggiornamento organico dopo la riforma del 2017.

L’INNOVAZIONE IN AMBITI SPECIFICI

La quarta edizione del report dedica inoltre particolare attenzione alla conoscenza e all’impatto dell’innovazione in ambiti specifici. In Italia le persone con una malattia rara sono circa 2 milioni, mentre i tumori rari rappresentano complessivamente tra il 20% e il 25% delle nuove diagnosi oncologiche, circa 90mila casi l’anno. Nel 2024 sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di HIV, mentre per il mieloma multiplo sono stimati oltre 6.600 nuovi casi nel 2025. Sul fronte dell’obesità, il 46,4% degli adulti è in eccesso di peso e 5,75 milioni di persone convivono con l’obesità, riconosciuta come malattia cronica, progressiva e recidivante dalla legge 149 del 2025.

L’Health Innovation Show, promosso dalla Fondazione Mesit in collaborazione con ALTEMS-Università Cattolica del Sacro Cuore, CEIS-EEHTA-Università di Roma Tor Vergata e Centro di Ricerca Interdipartimentale ‘Innovazione & Salute’ dell’Università Roma Tre, riunisce istituzioni, clinici, ricercatori e associazioni di pazienti. Sei le sessioni dedicate a governance della salute, malattie e tumori rari, HIV, mieloma e neoplasie ematologiche, obesità e cronicità, con al centro il rapporto tra innovazione, prevenzione, equità di accesso e sostenibilità del sistema sanitario.

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