- AltoVicentinOnline - https://www.altovicentinonline.it -

Settembre e salute mentale: più richieste di aiuto, ma il lavoro non è la prima causa

Settembre è tradizionalmente il mese del rientro al lavoro, che spesso viene percepito come un momento di ripartenza, dove si concentrano molte aspettative, in alcuni casi poi disattese. Per tracciare una fotografia attuale della salute mentale al rientro dalle vacanze, Unobravo ha condotto una survey tra i suoi professionisti che, analizzando la loro esperienza clinica, hanno permesso di delineare tre grandi tendenze che mettono in discussione i luoghi comuni sull’estate e sul ritorno alla quotidianità.

IL PARADOSSO DI SETTEMBRE: AUMENTANO LE RICHIESTE MA MOLTI LASCIANO DOPO POCHE SEDUTE – Per circa il 70% degli psicologi, settembre coincide con un significativo aumento delle richieste di avvio di un percorso psicologico. Tuttavia, parallelamente a questo aumento iniziale, 1 professionista su 3 osserva con frequenza un abbandono precoce da parte dei nuovi pazienti, che decidono di interrompere dopo poche sedute.

IL LAVORO NON È (SEMPRE) IL PRIMO MOTIVO – Contrariamente alla narrazione classica che spesso associa il rientro all’ansia da ufficio (comunemente detto post-vacation blues), gli psicologi indicano altre priorità alla base dei nuovi percorsi. Le spinte principali sono legate in primo luogo alle relazioni affettive e personali (31,0%) e alle transizioni di vita (24,4%). Il rientro al lavoro, pur presente, si attesta solo al 17,3%. Questi dati, riportati da alcuni psicologi di Unobravo, sembrano indicare come settembre talvolta venga vissuto come una sorta di turning point: un momento di bilanci dopo la pausa estiva che spinge a cercare una nuova partenza o un percorso di crescita e autoconoscenza.

LA TERAPIA NON VA IN VACANZA – I dati smentirebbero anche l’idea comunemente diffusa dell’estate come momento di stacco clinico: il 35,5% degli psicologi riferisce che diversi pazienti di lungo corso- ovvero in un percorso di supporto psicologico da più di 6 mesi- chiedono espressamente di continuare le sedute anche durante il periodo estivo. Più di 1 paziente su 2 ha bisogno di mantenere una routine consolidata e una continuità nell’alleanza terapeutica, vista come uno “spazio sicuro” da proteggere anche in vacanza. “Che diversi pazienti chiedano di non interrompere le sedute in estate dice qualcosa di preciso sul valore che il percorso psicologico assume nel tempo. Per alcuni la seduta può diventare un punto di riferimento anche in un periodo che, pur associato al riposo, comporta comunque cambi di routine e minore prevedibilità”, afferma Corena Pezzella, piscoterapeuta e Clinical Manager di Unobravo. “C’è poi un altro aspetto che a volte la narrazione comune tende a sottovalutare: l’estate non rappresenta per tutti una parentesi spensierata. Per alcune persone può coincidere con un’intensificazione di vissuti di isolamento. In altri casi, ciò che pesa è una maggiore esposizione sociale, vissuta come faticosa più che come occasione di sollievo, oppure un senso di insoddisfazione che il confronto con la vita degli altri, in questo periodo, tende a rendere più visibile. Mantenere la continuità del percorso psicologico, in questi casi, non riguarda tanto l’assenza di una pausa, quanto il bisogno di preservare uno spazio riconosciuto come stabile anche quando il contesto esterno racconta un’altra storia”.

PASSI INDIETRO E INTERRUZIONI: UNA PARENTESI TRANSITORIA PER LE TERAPIE GIÀ IN CORSO – Guardando ai pazienti in una relazione terapeutica ormai consolidata, la pausa estiva non disincentiva il proseguimento della terapia: circa il 92% degli psicologi segnala che le interruzioni dei percorsi già avviati riguardano solo una minima parte della propria utenza. Inoltre, in 1 caso su 4 l’interruzione rappresenta un passaggio del tutto fisiologico, la naturale conclusione del percorso per il raggiungimento degli obiettivi preposti. Anche la percezione di sentirsi disorientati dopo le vacanze- riportata dal 21,4% degli psicologi come vissuto soggettivo del paziente- si rivela una parentesi breve: per ben il 65,6% di loro, la sensazione si riequilibrerebbe nel giro di poco tempo.

ANCHE IL TERAPEUTA RIFLETTE: TRA DISTACCO E VICINANZA EMOTIVA – La survey offre infine uno sguardo sul lato umano dei professionisti. Sebbene il 61,0% degli psicologi dichiari di riuscire a staccare efficacemente durante le ferie, quasi un terzo (31,7%) riferisce di rivolgere comunque il pensiero ai propri pazienti durante la pausa estiva. Una duplice dimensione che evidenzia la complessità della relazione terapeutica, dove la sospensione fisica delle sedute non cancella del tutto l’attenzione emotiva verso la persona in cura.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su: