a cura di Anima Veneta
Ad ogni estate era praticamente irrinunciabile (per molti di noi lo è ancora) perché rappresentava un vero e proprio luogo di aggregazione: non esistevano cellulari, tablet e il sottofondo musicale era già di serie.
Poco importava se fosse lunedì venerdì o domenica, paesani o gente di passaggio si fermavano a gustarsi una o più fette di anguria.
Questi chioschi o baracche avevano una composizione che si riconosceva inenarrabilmente: panche e tavoli di legno, struttura metallica con telone (quando andava bene) bandierine triangolari colorate e quel ronzio tipico (zanzariere elettriche) dove si schiantavano moscerini, zanzare, e mosche ma anche “bai, musati, musolini”
Una spensierata atmosfera del passato, vero?
Al momento resiste tuttora, seppur ridimensionata numericamente dai severi requisiti che impongono le restrizioni attuali, ma “l’anguriara / la molonara” rimane il cibo di strada stagionale estivo per eccellenza: nonostante siano lontani i tempi in cui una fetta d’anguria gustata in un baracchino di paese o città bastava a far serata.