Influencer è chiunque abbia il potere di influenzare le decisioni di acquisto degli altri a causa della sua autorità, conoscenza, posizione o rapporto con il suo pubblico.
A dodici mesi dall’introduzione del codice Ateco dedicato, l’universo degli influencer italiani appare vasto, giovane e in piena trasformazione. Secondo l’analisi congiunta di Fiscozen e Kolsquare, nel Paese operano circa 40mila creator professionisti. Eppure solo una piccola parte, il 2,5% , ha scelto di adottare il nuovo codice 73.11.03, attivo da aprile 2025 per dare una definizione fiscale più precisa a un lavoro che fino a poco tempo fa rientrava in categorie generiche della pubblicità o dei servizi digitali.
Il dato sull’adozione del codice Ateco segnala un settore ancora in fase di consolidamento. Pur essendo ormai riconosciuto dal fisco come figura commerciale capace di orientare gli acquisti di una community, l’influencer italiano continua spesso a muoversi su un crinale ibrido: tra content creation, consulenza digitale e attività svolta in modo non esclusivo.
Identikit del creator italiano
Il profilo medio restituisce un’immagine distante dai modelli di successo globale: 32 anni, due terzi uomini, un fatturato annuo attorno ai 24mila euro. Un’economia frammentata, dove la maggior parte dei protagonisti opera nelle fasce “nano” e “micro”, quindi sotto i 100mila follower.
È proprio in questi segmenti che si registrano i livelli di engagement più alti: 7,7% per i nano-influencer (1.000-10.000 follower) e 4,6% per i micro (10.000-100.000). Piccole platee, ma molto attive: la relazione batte la quantità.
Le principali aree tematiche? Relazioni personali, moda, sport e fitness dominano la scena, mentre food e ristorazione continuano a rappresentare una nicchia solida.
Fatturati in crescita, ma squilibri evidenti
Il giro d’affari medio nel 2025 si attesta sui 24.038 euro, in aumento dell’11,8% rispetto all’anno precedente. Rimangono però marcate differenze di genere: 21.840 euro per le donne, 26.237 per gli uomini.
Un dato interessante emerge tra coloro che hanno adottato il codice Ateco specifico: il loro reddito medio sale a 34.521 euro. Una forbice che sembra indicare un segmento più professionalizzato, dove l’attività da influencer costituisce la fonte principale di guadagno.
Nell’ecosistema più ampio dell’influencer marketing, che include agenzie e professionisti social, la media si impenna fino a quasi 40mila euro, con una crescita annua del 23%.
Pochi contenuti sponsorizzati, molta relazione
Solo il 3,1% dei contenuti pubblicati deriva da collaborazioni a pagamento. Il resto è costruzione quotidiana di fiducia: storie su Instagram (83,6% dei contenuti), reel per ampliare la visibilità algoritmica, post per raccogliere interazioni autentiche. Le sponsorizzazioni si concentrano proprio su reel e contenuti statici, considerati dai brand più adatti a generare valore.
Dove investono i brand e chi domina la scena
La piattaforma di riferimento per le aziende resta Instagram (93%), seguita da TikTok, YouTube, Facebook e LinkedIn. I formati più richiesti sono i video brevi e gli UGC, i contenuti creati dagli utenti stessi.
In cima alla classifica dei brand più attivi compaiono soprattutto player della moda e del beauty: Shein domina con oltre 41mila contenuti sponsorizzati. Seguono Prozis, YesStyle, Sheglam e altri marchi che hanno fatto del marketing d’influenza uno dei pilastri delle proprie strategie.
Sorprendentemente, i livelli di engagement più alti arrivano dal turismo: fino al 19,2% per contenuto sponsorizzato, contro una media del 3,9%. Segno che le esperienze continuano ad avere un forte potere narrativo nella relazione digitale.