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Nell’Alto Vicentino caso aperto sugli immobili usati come luoghi di preghiera. La vicenda approda in Prefettura

Negli ultimi mesi il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alex Cioni ha interrogato l’Amministrazione con una serie di interpellanze riguardanti l’utilizzo di alcuni immobili cittadini come luoghi di aggregazione e preghiera, con l’obiettivo di verificarne la conformità sotto il profilo urbanistico e della sicurezza.

La questione nasce dalle segnalazioni di residenti del quartiere Santa Croce, relative all’utilizzo di spazi formalmente destinati a uffici o sedi associative per attività di preghiera e all’ipotesi di acquisto di un capannone di circa 350 metri quadrati in via Canova da parte di un’associazione islamica già presente in zona. Da qui la richiesta agli uffici comunali e alla Polizia Locale di accertare la coerenza tra destinazione d’uso autorizzata e attività effettivamente svolta, con particolare attenzione a un immobile in via Martiri della Libertà.

Dal canto suo, l’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Cristina Marigo, ha richiamato in via generale l’obbligo, per tutti i luoghi aperti al pubblico, di rispettare le normative vigenti in materia di urbanistica, sicurezza e agibilità. Una risposta che, secondo Cioni e il collega Gianmario Munari, non entra però nel merito delle singole situazioni segnalate dato che vanno avanti da anni.

Cioni, può spiegare nel merito la sua iniziativa e quale quadro emerge sul territorio dell’Alto Vicentino?
La questione è molto più lineare di come viene spesso rappresentata. Non si tratta di mappare moschee per fare polemica, ma di verificare , sulla base di segnalazioni dei cittadini e di atti ufficiali,  se alcuni immobili siano utilizzati in modo coerente con la destinazione urbanistica autorizzata. Il riferimento è anche alla normativa vigente, a partire dalla legge regionale n. 12/2016, che disciplina i luoghi destinati ad attività religiose e ne definisce requisiti e condizioni di utilizzo.

Per quale motivo si è interessato solo ora alla questione se come dice lei sono anni che questi luoghi sono utilizzati a questo scopo dalle comunità islamiche?

Perché, come molti, davo per scontato, sbagliando, che fosse tutto in regola. Parliamo di realtà presenti da molti anni sul territorio. Poi, approfondendo il caso di via Canova, ho iniziato a esaminare le carte e mi sono dovuto ricredere. A quel punto ho verificato anche altre situazioni. In via Martiri della Libertà, ad esempio, parliamo di un ufficio di circa 60 metri quadrati dove ho personalmente riscontrato la presenza di oltre 100 persone contemporaneamente, mentre dagli atti risulta una destinazione direzionale e al Comune non risulta l’uso come luogo di preghiera. Da lì è stato naturale estendere la verifica anche agli altri luoghi utilizzati dalla comunità islamica in città, dove si registrano afflussi anche di centinaia di persone.

Dove si trovano questi altri due luoghi?

Il primo è in via Venezia, sede dell’associazione La Guida Retta, dove l’attività di preghiera è nota da anni anche al Comune, tanto che viene definita come attività di “assistenza spirituale agli immigrati di fede islamica”. Negli anni sono stati fatti interventi edilizi che di fatto hanno adattato lo spazio a questo utilizzo.
L’altro è in via Veneto, sede dell’associazione sportiva Amal. In questo caso il Comune non l’ha nemmeno censita tra i luoghi di aggregazione islamica, ma nel 2024 ha autorizzato un intervento edilizio su un capannone artigianale e dai progetti appare però evidente quale sia l’uso reale, che peraltro va avanti da anni, cioè quello di luogo di preghiera.

Crede che ci sia superficialità da parte delle amministrazioni comunali che ospitano questi luoghi di preghiera?

Non parlerei di superficialità, sarebbe una spiegazione troppo semplice e banale. Se le cose stanno come pensiamo noi, parliamo di una tolleranza che nel tempo si è consolidata, e che ha riguardato situazioni che a nostro avviso configurano veri e propri abusi funzionali. Ci sono atti ufficiali che dimostrano che alcune situazioni erano note da tempo, eppure non risultano interventi risolutivi.

Lo può dimostrare?

A febbraio ho presentato una segnalazione formale al Comune e alla Polizia Locale per il caso di via Martiri della Libertà, evidenziando la presenza di oltre cento persone in un locale di 60 metri quadrati. Due settimane dopo sono tornato sul posto, ho riscontrato la stessa situazione e ho contattato la Polizia Locale, ma mi è stato risposto che non c’erano pattuglie disponibili. A oggi non mi risulta sia stato fatta alcuna verifica.

È anche per questo che avete presentato un esposto?

Sì, anche. L’esposto nasce sia dall’assenza di riscontri dopo le segnalazioni, sia dalle risposte non puntuali ricevute dal sindaco in Consiglio comunale. Parliamo di situazioni che vanno avanti da anni e che, a vari livelli, erano conosciute. È chiaro che non spetta a noi fare processi, quindi ci siamo rivolti agli organi competenti, Vigili del Fuoco, Carabinieri e Prefettura, ai quali spetta il compito di verificare le nostre segnalazioni e a pronunciarsi nel merito”.

Lei sostiene che la sua non è una battaglia contro gli islamici, cosa è allora?

È una questione di legalità e di coerenza amministrativa. Non entro nel merito della religione delle persone anche se esiste un tema più ampio legato al fatto che l’Islam non ha un’intesa con lo Stato italiano, anche per questioni legate al rapporto tra legge civile e precetti religiosi. C’è poi un aspetto che, a mio avviso, è fondamentale: il rispetto delle regole è il primo vero banco di prova dell’integrazione. Poi certo, qualcuno potrebbe osservare con un filo di malizia che in Italia l’arte di aggirare le norme è quasi patrimonio culturale… ma proprio per questo sarebbe il caso, ogni tanto, di prenderle sul serio. Battute a parte, la ratio, il principio guida è che le regole devono valere per tutti. La preghiera non può diventare una giustificazione per derogare a norme che servono a tutelare la sicurezza pubblica, quindi anche delle persone che frequentano questi spazi.

Ci sono situazioni analoghe anche in altri Comuni dell’Alto Vicentino?
In questi giorni mi stanno arrivando segnalazioni anche da altri territori, come Piovene Rocchette e Arsiero. Non ho ancora gli elementi per dire se si tratti di situazioni identiche, ma ho motivo di ritenere che possano esserlo, così come,  probabilmente,  nel caso di Thiene, dove si parla di quella che qualcuno ha definito la più grande moschea del Veneto. Tutto questo rafforza la necessità di fare chiarezza una volta per tutte: o le regole valgono per tutti allo stesso modo, oppure stiamo accettando l’idea che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B.

di Redazione AltovicentinOnline

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