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Schio. Dona Randon torna ad abbracciare i suoi amici. Una storia familiare di emigrazione e successo

Dall’altra parte dell’oceano la chiamano tutti, con rispetto, Dona Nilva. A quasi 92 anni, che compirà tra qualche settimana, Nilva Randon è tornata nel Vicentino anche per presentare il libro autobiografico in cui ripercorre la sua vita accanto a Raul Randon, fondatore di uno dei maggiori gruppi industriali del Brasile. Tra gli appuntamenti del suo soggiorno, nei giorni scorsi, una visita in municipio a Schio, dove è stata accolta dal sindaco Cristina Marigo e dalla vicesindaco Barbara Corzato. Con lei c’erano la figlia Maurien Randon e il genero Sergio Barbosa. Attorno al tavolo anche gli amici di una vita: Giuseppe Berlato Sella, sindaco di Schio dal 1987 al 2004, Piero Collareda, sindaco di Torrebelvicino dal 1995 al 2004 e amico storico della famiglia, e la moglie Margherita Zordan, direttrice del coro Bakhita.

Nilva è la vedova di Raul Anselmo Randon, scomparso nel 2018 dopo 62 anni di matrimonio. Nato nel 1929 a Tangará, nello Stato di Santa Catarina, Raul era nipote di un emigrante partito a fine Ottocento da Muzzolon di Cornedo Vicentino. A 14 anni lavorava già nella bottega del padre; nel 1949, con il fratello Hercílio, aprì una piccola officina per la riparazione dei motori. Un incendio la distrusse, i due fratelli ripartirono da zero puntando su freni ad aria e rimorchi.

Da quell’officina è nata Randoncorp, oggi uno dei principali gruppi industriali del Brasile e leader della mobilità e dei trasporti in America Latina: 30 stabilimenti, esportazioni in 125 Paesi, oltre 17 mila dipendenti e un fatturato di circa 12 miliardi di reais, pari a 2 miliardi di dollari. Rimorchi e semirimorchi, vagoni ferroviari, componenti e sistemi frenanti: più della metà dei camion che percorrono le autostrade brasiliane porta sul retro il marchio Randon. Il gruppo è quotato alla Borsa di San Paolo, ma resta saldamente in mano alla famiglia. Per il suo percorso Raul ricevette in Italia il titolo di Commendatore e Cittadino Onorario Cornedo; nel 2016 ricevette la laurea honoris causa in ingegneria gestionale presso l’Università di Padova (fu il secondo illustre brasiliano insignito dall’Ateneo patavino: prima di lui solo lo scrittore Jorge Amado).

Per Schio, quella dei Randon è una storia che suona familiare. Come il senatore Alessandro Rossi nell’Ottocento, anche Raul Randon ha costruito attorno alla fabbrica una rete di servizi per le famiglie dei dipendenti, dal doposcuola per i figli degli operai al trasporto scolastico, dalla mensa all’assistenza. Un’attenzione al sociale che la famiglia ha poi reso stabile nel 2003 con l’Instituto Elisabetha Randon, che si occupa di istruzione, cultura, volontariato aziendale e assistenza.

Nilva, che non ha mai voluto ruoli operativi in azienda, dalla morte del marito è diventata il riferimento morale del gruppo e la custode della sua memoria. Madre di cinque figli, nonna e bisnonna, ha deciso di raccontarsi nel libro proprio su sollecitazione dei nipoti.

Il legame con il Vicentino risale alla fine degli anni Novanta. Nel 1997 Anci Veneto – presieduto da Giuseppe Berlato Sella – promosse una missione in Brasile, alla quale aderirono 22 sindaci vicentini, per riallacciare i rapporti con le comunità di origine veneta, in particolare negli Stati di Santa Catarina e Rio Grande do Sul, da Florianópolis a Caxias do Sul. Al centro c’era una questione molto concreta: aiutare i discendenti degli emigrati a ritrovare le tracce dei propri antenati negli archivi comunali e parrocchiali, un percorso lungo e spesso costoso per ottenere la cittadinanza. Fu in quell’occasione che nacque la conoscenza con i Randon.

Da allora i coniugi Randon hanno riscoperto le proprie radici e stretto un’amicizia profonda con Cornedo, Schio e Vicenza. Negli ultimi dieci anni di vita di Raul, fino a pochi mesi prima della sua scomparsa, era diventata un’abitudine attraversare l’oceano per trascorrere qualche giorno all’anno in terra vicentina. Una consuetudine che Dona Nilva, a quasi 92 anni, non ha voluto interrompere.

“L’incontro con Dona Nilva è stato un momento significativo per rinsaldare un legame che unisce Schio e il Brasile da molti anni», commenta il sindaco, Cristina Marigo. “La storia della famiglia Randon richiama quella di tanti nostri emigrati che hanno costruito il proprio futuro dall’altra parte del mondo mantenendo vivo il rapporto con le proprie radici. A Schio la sentiamo particolarmente vicina: come Alessandro Rossi, Raul Randon ha dimostrato che si può fare grande impresa mettendo al centro le persone e le loro famiglie. Ringrazio Giuseppe Berlato Sella e Piero Collareda, che hanno contribuito a coltivare questa amicizia per quasi trent’anni: un rapporto tra le nostre comunità che intendiamo continuare a mantenere vivo e valorizzare”.

 

 

 

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