In gioco non c’è solo il rapporto con ViAmbiente, ma la credibilità amministrativa del Comune e la sostenibilità del servizio rifiuti per tutti gli scledensi, mentre l’intera vicenda si avvita in uno scontro istituzionale che, a oggi, non mostra segnali di distensione.
A Schio il tema dei rifiuti è diventato il terreno di uno scontro politico sempre più acceso, dove decisioni amministrative, pareri tecnici e diffide tra enti si intrecciano in un quadro che appare ogni giorno più instabile. Il nodo centrale resta il recesso del Comune da Alto Vicentino Ambiente (Ava), deliberato il 30 dicembre, e il conseguente rapporto con la nuova società ViAmbiente, nata dalla fusione tra Ava e Soraris.
Una decisione che ha aperto una frattura istituzionale
L’uscita da Ava, definita dalla sindaca Cristina Marigo una scelta “di responsabilità”, ha però generato un effetto domino fatto di ricorsi, diffide e contestazioni sulla legittimità del percorso intrapreso. Secondo il Giornale di Vicenza, il Consiglio di Bacino Vicenza ha approvato il 16 aprile una delibera formale invitando Schio e Torrebelvicino ad annullare in autotutela il recesso, ritenendolo incompatibile con il progetto di gestione rifiuti unitaria previsto entro il 2028. L’avvocatura provinciale avrebbe inoltre sollevato dubbi sulla legittimità delle delibere approvate dai due Comuni.
La reazione di Schio non si è fatta attendere: il Comune ha risposto con una nuova diffida, sostenendo che il rapporto con la precedente gestione sia cessato a fine 2025 e che ViAmbiente stia operando senza un affidamento valido. Da qui la richiesta al Consiglio di bacino di indire entro 30 giorni una gara pubblica, lasciando intendere che, in assenza di risposte, il Comune sia pronto a muoversi autonomamente.
Il fronte delle opposizioni: “Situazione surreale, servono chiarimenti immediati”
Nel clima di crescente incertezza interviene con durezza anche l’opposizione di centrodestra. Alex Cioni (Fratelli d’Italia), in un comunicato molto critico, parla di un quadro “surreale”, segnato da scelte unilaterali prive di adeguato fondamento tecnico-economico. Secondo Cioni, il recesso è sì uno strumento previsto dalla legge, ma richiede motivazioni solide, un piano definito e la dimostrazione che non ricadranno effetti negativi sui cittadini. Tutti elementi che, sostiene, non sarebbero mai stati presentati in Consiglio.
A preoccupare è anche la fase attuale di proroga tecnica, un regime emergenziale in cui costi, tempi e condizioni non risultano ancora chiari. Procedere senza un quadro definito, secondo l’opposizione, rischia di trascinare il Comune in un contenzioso dagli esiti imprevedibili, potenzialmente destinato ad approdare persino al Tribunale delle Imprese.
Il centrosinistra, Pd, Una Nuova Trama e Coalizione Civica, condivide la lettura critica: il gruppo consiliare ha chiesto ufficialmente la convocazione di un Consiglio comunale straordinario. L’obiettivo è ottenere chiarezza su rischi, costi, effetti operativi e legali di una decisione che sta ormai generando ripercussioni su più livelli amministrativi. La mancanza di rappresentanti di Schio all’interno di ViAmbiente è considerata un ulteriore elemento di debolezza, soprattutto in vista delle scelte strategiche sul termovalorizzatore di Cà Capretta.
Uno scontro che si sposta sul piano giuridico
Il contenzioso innescato dal recesso – con ricorsi pendenti al Tar e la prospettiva di ulteriori azioni legali – fa temere una lunga stagione giudiziaria. Per entrambe le parti questo rappresenta un rischio concreto: tempi incerti, costi elevati e decisioni strategiche sul ciclo dei rifiuti che rischiano di essere prese senza la presenza del Comune di Schio ai tavoli principali.
Nel frattempo la città continua ad affidarsi alla proroga tecnica garantita per legge, ma le incognite su costi e futuro della gestione restano molte. Al centro del dibattito anche il destino del termovalorizzatore, un asset considerato strategico e oggi al centro di uno scontro politico che divide maggioranza e opposizioni.
Il nodo politico: responsabilità contro azzardo?
Se per la maggioranza la scelta del recesso è un atto di autonomia per proteggere gli interessi della città, per le opposizioni la strada intrapresa è un salto nel vuoto che espone il Comune a rischi economici e legali significativi. Con posizioni così distanti, la convocazione di un Consiglio straordinario appare inevitabile e rappresenta il prossimo passaggio cruciale.
In gioco non c’è solo il rapporto con ViAmbiente, ma la credibilità amministrativa del Comune e la sostenibilità del servizio rifiuti per tutti gli scledensi, mentre l’intera vicenda si avvita in uno scontro istituzionale che, a oggi, non mostra segnali di distensione.