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Gen Z e vino: il consumo cambia, ma il futuro si gioca sull’esperienza

Il vino non sta scomparendo dall’universo dei giovani. Sta semplicemente cambiando il modo in cui viene vissuto. I dati fotografano una trasformazione profonda: tra il 2013 e il 2024 la quota di consumatori di vino tra i 20 e i 24 anni è passata dal 42% al 51%, mentre il consumo quotidiano è diminuito drasticamente, scendendo dal 33,3% al 19%. A crescere sono invece le occasioni di consumo fuori casa, legate alla socialità, all’esplorazione e alla ricerca di esperienze. I dati sono stati diffusi da una delle riviste più autorevoli dell’enogastronomia italiana, il Gambero Rosso.

Non si tratta di un’anomalia, ma di un cambiamento strutturale che interessa le nuove generazioni. Il vino esce dalla ritualità della tavola domestica ed entra in contesti diversi: wine bar, degustazioni, turismo del vino, eventi e momenti condivisi con i coetanei.

La fine dell’educazione informale al gusto

Secondo il Gambero Rosso, per decenni il primo incontro con il vino avveniva all’interno della famiglia. Il pranzo della domenica, la vendemmia, il bicchiere leggermente allungato con acqua offerto dal nonno rappresentavano momenti di familiarizzazione con un alimento che faceva parte della cultura quotidiana.

Oggi questi passaggi sono sempre più rari. La riduzione dei pasti condivisi e il cambiamento degli stili di vita hanno eliminato molti di quei rituali che introducevano progressivamente i giovani alla cultura del vino. Il risultato è che il primo contatto avviene spesso più tardi, in contesti esterni alla famiglia e con modalità completamente differenti.

Perché l’esperienza conta più della pubblicità

Le neuroscienze aiutano a comprendere questo cambiamento. Durante la tarda adolescenza e la prima età adulta il cervello attraversa una fase di elevata plasticità, nella quale le esperienze vissute contribuiscono a modellare i processi decisionali, la memoria e le preferenze future.

I dati raccolti dall’Osservatorio “Giovani e Vino” dell’Università IULM su 800 partecipanti mostrano con chiarezza questa dinamica. Il principale fattore che influenza l’acquisto di vino non è la comunicazione commerciale, ma l’esperienza personale, che ottiene il punteggio più elevato (4,31 su 6), superando il prezzo (4,14) e i social media (3,24).

Anche il turismo del vino conferma questa tendenza: tra gli elementi più apprezzati emerge la possibilità di degustare direttamente in cantina, un’attività che permette di associare il prodotto a un ricordo concreto e a un’esperienza emotivamente significativa.

Le evidenze trovano riscontro anche nello studio statunitense ABCD (Adolescent Brain Cognitive Development), promosso dal National Institutes of Health su quasi 12.000 giovani, secondo cui la fase di maggiore propensione all’esplorazione si concentra tra i 19 e i 23 anni, proprio quando il cervello è particolarmente sensibile agli stimoli esperienziali.

L’importanza della coerenza sensoriale

La ricerca neuroscientifica evidenzia inoltre un fenomeno particolarmente interessante: quando tutti gli elementi di un’esperienza risultano coerenti tra loro, l’attivazione cerebrale è superiore alla semplice somma dei singoli stimoli.

Profumi, paesaggio, racconto del produttore, qualità dell’accoglienza, compagnia e degustazione non agiscono separatamente. Se costruiscono un’unica narrazione, rafforzano insieme emozione, memoria e capacità di ricordare quell’esperienza nel tempo.

È il motivo per cui una visita in cantina ben progettata lascia un’impronta molto più profonda rispetto a una semplice degustazione tecnica o a una campagna pubblicitaria.

Una sfida strategica per le cantine

Per le aziende vitivinicole questo scenario impone un cambio di prospettiva. Comunicare con la Gen Z non significa inseguire i trend dei social network o modificare superficialmente il linguaggio.

Occorre invece costruire un percorso coerente in ogni punto di contatto con il consumatore. L’identità raccontata dall’etichetta deve ritrovarsi nella visita in cantina, nel tono della comunicazione digitale, nell’accoglienza del personale e nella narrazione del territorio.

Quando questi elementi risultano disallineati, il messaggio perde efficacia. Al contrario, una comunicazione coerente rafforza la memoria dell’esperienza e alimenta quel passaparola autentico che oggi rappresenta uno dei principali motori delle scelte della Generazione Z.

Dal prodotto all’esperienza

Il cambiamento generazionale suggerisce una riflessione più ampia. Le nuove generazioni non sembrano rifiutare il vino; rifiutano piuttosto modalità di consumo percepite come imposte o prive di significato.

Per conquistare i giovani non basta proporre un buon prodotto. È necessario creare occasioni in cui il vino diventi parte di un’esperienza memorabile, capace di unire cultura, territorio, convivialità e autenticità. Il futuro del settore potrebbe quindi dipendere meno dalla quantità di vino consumata quotidianamente e molto di più dalla qualità delle esperienze che le aziende sapranno offrire. Perché, nella mente della Gen Z, è il ricordo di ciò che si vive a trasformarsi nel più potente strumento di comunicazione e nel principale fattore di scelta.

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