Il quotidiano inglese The Guardian le ha dedicato un ritratto da icona progressista italiana. L’agenzia di stampa Bloomberg News l’ha soprannominata l’anti-Meloni. Silvia Salis in Italia conquista la copertina di Vanity Fair e si racconta in prima persona nel numero in edicola dal 22 aprile. Sindaca di Genova da quasi un anno, è stata eletta a maggio 2025, l’ex atleta e dirigente sportiva è stata al centro di critiche più volte, anche per il suo aspetto.
Tra gli ultimi post contro di lei quello del senatore Fdi, Franco Zaffini, che – pubblicando uno scatto della 40enne a piedi nudi e con un paio di scarpe costose – ha scritto: “Difenderemo gli ultimi! Saliremo sulle barricate proletarie e antifa, calzando scarpette Manolo Blahnik! La sinistra, della corrente ‘capalbiana’ con caviale e champagne, spiegata così bene in una foto”.
SALIS: “PER SMINUIRE UNA DONNA GUARDANO COME SI VESTE, NON QUELLO CHE FA”
La sindaca non si scompone e contrattacca: “È la solita storia: per sminuire la persona, soprattutto quando si parla di una donna, non entrano nel merito ma guardano a come si veste e a come appare. Ero abituata a tutto questo e mi sembrava normale quando abbiamo fatto le elezioni amministrative. Infatti mi dicevo: accidenti come sono scarsi, come possono pensare di vincere con questi argomenti? E, sbagliando, immaginavo che su un piano più nazionale la destra usasse altri temi. Invece no, il copione è lo stesso. Ma vi faccio uno spoiler: non funziona. Alle persone non interessa”.
E di critiche, oltre che di meme sui social, Salis ne ha ricevute anche per il concerto in una piazza Matteotti stracolma di giovani. Come è stato? “Incredibile e divertente. Ma, sono sincera, queste cose devono rimanere sullo sfondo- dice la sindaca-. Come per lo scatto delle scarpe, non mi sono scomodata a fare smentite o commenti perché un sindaco che rappresenta un’istituzione ha solo da perderci a infilarsi in questa melma dove tutto è il contrario di tutto e dove i toni sono da tifoseria. Ci vuole distacco. E poi, sa, anche di fronte agli attacchi personali più strumentali, vedo anche persone che non mi conoscono e che chiedono di guardare ai contenuti, non all’aspetto fisico, alle apparenze, alla vita privata. Io, poi, non attaccherei mai un’altra donna su questi elementi. C’è un partito che ha pubblicato recentemente una mia foto in costume da bagno con mio figlio in braccio senza nemmeno oscurargli il volto. C’è un livello oltre il quale non bisognerebbe andare. Infine, per farla breve: gli insulti qualificano chi li fa, non chi li subisce”.
“GIORGIA MELONI: UNA DONNA CHE HA FATTO UN GRANDE PERCORSO POLITICO”
Nel corso dell’intervista, Salis parla anche di Giorgia Meloni: “È una politica determinata con posizioni molto distanti da me. Ma resta una donna che ha fatto un grande percorso politico“. Di Matteo Renzi: “Da presidente del Consiglio ha caratterizzato una stagione di grande cambiamento. È stato un presidente giovane e progressista, poi, come lui stesso dice, non ha saputo interpretare le risposte che gli arrivavano dal Paese. Non che sia semplice, per carità”. E del presidente Sergio Mattarella: “È il baluardo della rispettabilità della nostra Repubblica”.
SALIS: LA PALESTINA, L’EX ILVA
Salis si è espressa apertamente sulla Palestina e sul genocidio a Gaza: “E ho fatto bene, visto che anche chi non l’ha fatto si è dovuto rimangiare le parole dette. Ma come fare a restare indifferenti? Il sindaco deve esprimere l’identità della sua comunità. Ed è un’idiozia pensare che la tua posizione di sindaco o di città non cambi le cose. Genova, poi, è un simbolo, uno dei più grandi porti del Mediterraneo, la sua posizione è rilevante”. Ha anche sostenuto la partenza della Flotilla: “Anche in quel caso: è l’identità culturale di Genova. Un’identità che non è legata ai partiti politici. Quella sera, poi, nelle strade della città c’erano decine di migliaia di persone. Devi tenerne conto. Le ricordo che al recente Referendum il No è stato votato al 64%, il Sì al 36. È tanto. È importante tenere conto della città e del Paese che ti circondano”.
La sindaca, inoltre, è scesa in piazza a fianco degli operai dell’ex Ilva “perché mi riconosco nelle loro lotte. Sono le stesse che hanno fatto i miei genitori quando prendevano il treno e andavano a Roma per gli scioperi generali. Quel senso collettivo si è un po’ perso. E, comunque, una città in cui diminuiscono i posti di lavoro qualificati è una città che si sgretola”.
“UNA VOLTA CHE HAI FATTO IL SINDACO, SEI PRONTO A TUTTO”
E lei, nel ruolo di sindaca, si sente mai sola? “In questo mi ha aiutata lo sport. Hai una grande squadra ma sul campo sei da sola. Nella politica, la decisione finale è la mia ma ho intorno una squadra davvero buona. Una squadra che ti sa sorreggere, proteggere e supportare. Bisogna circondarsi di persone che lavorano per il tuo bene”.
Tra i punti fermi il marito regista Fausto Brizzi: “Anche se vive e lavora a Roma, quindi lontano, è il mio grande supporto. La gestione della nostra famiglia non è certo facile. Però sono fortunata perché ho una madre e una nonna che mi aiutano nella gestione di mio figlio. Mi fanno sentire serena. E non provo sensi di colpa anche se lo vedo poco perché so che sto lavorando per la nostra famiglia e per la nostra città. È chiaro che mi manca. E, ripeto, sono fortunata perché quel senso di nostalgia per lui è attenuato dal fatto di saperlo con mia mamma e mia nonna”.
Parlando di ruoli e compromessi, ha aggiunto: “Fa parte della responsabilità del ruolo che hai. Non sempre potrai fare quello che vuoi, dovrai trovare continue mediazioni, dovrai mediare tra forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile da trovare. E penso a quello che mi dicevano in tanti: una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto“.
