Dati personali diffusi sul dark web, ricompense offerte per ottenere altre informazioni, minacce di bomba contro decine di voli e attacchi informatici a infrastrutture strategiche. Gli episodi che negli ultimi giorni hanno interessato l’Italia e l’Europa riportano al centro del dibattito un’espressione sempre più usata: guerra ibrida. Che cosa significa e perché può rappresentare una minaccia anche senza soldati e carri armati?
Che cos’è la guerra ibrida
Non esiste una definizione giuridica unica. Secondo la Nato, le minacce ibride combinano strumenti militari e non militari, azioni dichiarate e operazioni clandestine: disinformazione, attacchi informatici, pressioni economiche, impiego di gruppi armati irregolari e, in alcuni casi, di forze regolari. L’Unione europea utilizza una definizione simile e sottolinea che queste attività possono essere condotte in modo coordinato da attori statali o non statali per raggiungere obiettivi politici.
Lo scopo può essere creare instabilità, alimentare la sfiducia verso le istituzioni e mettere sotto pressione un Paese, spesso senza arrivare a uno scontro militare aperto. Per rafforzare le capacità di prevenzione e risposta, nel 2017 è stato istituito a Helsinki, su iniziativa dei Paesi partecipanti e con il sostegno di Nato e Unione europea, il Centro europeo di eccellenza per il contrasto alle minacce ibride.
Gli strumenti sono numerosi: attacchi informatici, furto e diffusione di dati, sabotaggi, campagne di disinformazione, pressioni economiche e intimidazioni. Un attacco può bloccare un sito istituzionale, compromettere una rete di trasporti o colpire un’azienda. Una campagna di false notizie può invece cercare di influenzare l’opinione pubblica e accentuare le divisioni sociali.
La caratteristica delle operazioni ibride è proprio la possibile combinazione di queste azioni. Un singolo attacco informatico, però, non dimostra di per sé l’esistenza di una campagna coordinata, né permette di individuare automaticamente chi la organizzi.
Il caso Tajani e i 35 allarmi bomba sui voli
Secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano, dal 26 ottobre il gruppo di hacker filorussi NoName057(16) ha pubblicato sul dark web informazioni personali e offerto ricompense per ottenere ulteriori dati su 18 persone considerate ostili alla Russia. Tra queste figurano il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi e il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli. Sul caso indaga la procura di Roma. Il gruppo è ritenuto vicino agli apparati militari russi, ma gli eventuali collegamenti operativi richiedono verifiche specifiche.
Il caso del Brennero: un episodio diverso
Il 7 novembre la società Bbt Se, impegnata nella realizzazione della galleria di base del Brennero, ha confermato di aver subito a metà ottobre un attacco informatico mirato, con accesso non autorizzato ad alcuni dati. Secondo l’azienda, l’incidente non ha avuto conseguenze sulle attività operative.
Tra i possibili responsabili viene indicato Everest, gruppo criminale russofono noto per attività di furto di dati ed estorsione informatica. Non esiste però un’attribuzione ufficiale e non sono emersi elementi sufficienti per collegare questo episodio a una regia statale. È un esempio di come attacchi simili nella forma possano avere motivazioni molto diverse.
Perché è difficile individuare i responsabili
Una delle caratteristiche delle operazioni ibride è la difficoltà di attribuzione. Gli autori possono utilizzare intermediari, identità false e infrastrutture informatiche distribuite in diversi Paesi. In alcuni casi gli Stati possono anche servirsi di gruppi criminali o attivisti senza legami formali.
Stabilire se dietro un episodio ci siano criminali comuni, gruppi politicamente motivati o apparati statali richiede indagini complesse, spesso condotte a livello internazionale. La somiglianza tra diversi attacchi non basta, da sola, a dimostrare che esista un’unica regia.
L’Italia e la strategia contro la guerra ibrida
Nel novembre 2025 il ministro della Difesa Guido Crosetto ha presentato al Consiglio supremo di difesa il documento «Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva». Il testo affronta una minaccia persistente, caratterizzata dalla difficoltà di distinguere nettamente le condizioni di pace da quelle di conflitto.
Per i cittadini le conseguenze possono essere concrete: interruzioni dei servizi, esposizione dei dati personali, disagi nei trasporti e diffusione di informazioni manipolate. La risposta non riguarda quindi soltanto le forze armate, ma anche la sicurezza informatica, la protezione delle infrastrutture e la capacità di riconoscere le campagne di disinformazione.