di Natalia Bandiera
Due notizie, pochi giorni di distanza.
Un poliziotto arrestato per l’omicidio di uno spacciatore nel boschetto di Rogoredo. Pare chiedesse il pizzo ai pusher della zona. Ventuno tra poliziotti e carabinieri , inoltre, sono stati indagati per furti di profumi e abbigliamento nel punto vendita Coin alla Stazione Termini. Due vicende diversissime per gravità e contesto. Ma con una domanda in comune: come reagiamo quando a sbagliare sono le forze dell’ordine? E chissà quanti casi rimangono nell’oscurità, non si leggono sui giornali e rimangono “interni”.
Siamo abituati a pensare alla divisa come a un simbolo di disciplina, onore, legalità. E lo è, nella stragrande maggioranza dei casi. Migliaia di agenti ogni giorno lavorano con professionalità, spesso in condizioni difficili, spesso rischiando la vita. Ma la divisa non cancella l’umanità. E l’umanità significa anche paura, pressione, debolezza, errore. Talvolta, reato.
Nel caso di Rogoredo, le indagini parlano di una versione iniziale che non avrebbe retto agli accertamenti. Nel caso dei furti, si ipotizza un sistema che avrebbe coinvolto più appartenenti alle forze dell’ordine. Non sono dettagli: sono crepe nella fiducia pubblica.
La questione non è difendere “a prescindere” né condannare “in blocco”. La vera sfida è un’altra: possiamo pretendere responsabilità senza trasformare ogni errore individuale in un processo all’intera istituzione?
Uno Stato maturo non ha paura di indagare i propri uomini. Ma una società matura non smette nemmeno di riconoscere che chi indossa una divisa resta, prima di tutto, una persona. Personalmente ho conosciuto carabinieri e poliziotti che hanno fatto scudo con il loro corpo per salvare quella di chi dovevano proteggere. Che si sono sacrificati per consegnarci pericolosi criminali. Ma ho anche conosciuto uomini in divisa che maltrattavano la moglie e non pagavano l’assicurazione della moto.
La fiducia si costruisce così: trasparenza quando si sbaglia, fermezza quando si giudica, equilibrio quando si discute. Difesa della divisa o richiesta di responsabilità? Secondo me, entrambe le cose possono convivere?