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Il commissario esperto di ordine pubblico ferito: “Sono ragazzini, per loro è come un gioco”. Il video

«Per loro è come un gioco, noi siamo il bersaglio». È questa la frase con cui Angelo De Simone, 55 anni, dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia di Milano, descrive al Corriere della Sera una delle dinamiche che più lo hanno colpito durante gli scontri avvenuti sabato scorso in piazza Duomo. Le sue dichiarazioni e la sua foto con il volto ferito mentre cerca di dialogare con alcuni giovani della protesta di Milano stanno facendo il giro della rete.

A preoccupare il poliziotto è soprattutto l’età di molti dei ragazzi coinvolti. Giovanissimi, spesso senza esperienza nelle manifestazioni di piazza, che sembrano affrontare il confronto con le forze dell’ordine come una sfida, senza rendersi pienamente conto della gravità delle proprie azioni. In questo scenario, gli agenti diventano il bersaglio di una contrapposizione che può trasformarsi rapidamente in violenza. De Simone è stato colpito da un sanpietrino durante uno dei tanti scontri ravvicinati tra le forze dell’ordine e i manifestanti più violenti. Visibilmente sanguinante al volto, il dirigente di polizia ha continuato il suo lavoro in strada per coordinare i reparti impiegati.

Una lunga esperienza

De Simone conosce bene le difficoltà della gestione dell’ordine pubblico. Sabato è stato colpito alla testa da un sampietrino lanciato durante gli incidenti. Nonostante la ferita e il volto insanguinato, ha continuato a dirigere il servizio, tornando in piazza anche il giorno successivo, con quattro punti di sutura alla testa.

Secondo il dirigente, la situazione presenta elementi che ricordano le manifestazioni dei No Green Pass, quando il centro di Milano era stato teatro di tensioni ripetute. In questo caso, tuttavia, agli attacchi contro la polizia si aggiunge, secondo la sua analisi, il rischio di danneggiamenti e saccheggi, con obiettivi che diventano indiscriminati.

Il problema non è soltanto contenere gli scontri, ma comprendere una dinamica nella quale la giovane età dei partecipanti e la percezione della violenza come una sorta di gioco possono rendere gli eventi più imprevedibili. Per chi è chiamato a gestire la piazza, la sfida è garantire il diritto di manifestare e proteggere cittadini e operatori, intervenendo per impedire che la protesta dege.

 

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