Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha tracciato una linea netta: l’aggressione di sabato sera a San Benedetto del Tronto non è difesa, è violenza. “Vedo solo oggi quel filmato, io sono sempre stato contro la violenza se non giustificata da necessità di difesa, e questo non mi sembra il caso”, ha dichiarato all’Adnkronos, prendendo le distanze dall’imprenditore Giuseppe Barboni, definito “Briatore 3.0”, che ha picchiato Michael Habeeb Jousif, un immigrato iracheno, e ha poi diffuso il video del pestaggio sui social.
La posizione del generale è chiara: ciò che è avvenuto nelle Marche “è andato oltre quella che deve essere una reazione a un comportamento molesto”. In altre parole, il confine tra legittima difesa e sopraffazione è stato superato. E quel confine, sottolinea implicitamente Vannacci, è il discrimine non solo giuridico ma anche politico e morale che deve guidare chi si riconosce nella destra democratica.
Una presa di distanza che ha colpito moltissimi vannacciani , che si erano piazzati il video sul proprio profilo facebook come per dire:< Guardate con noi quello che si potrà fare, l’africano di turno si piazza sulla strada e mi impedisce il passaggio? Io lo meno e mi prendo gli apllausi> Ma a smontare chi era già andato a prendere lezioni di karate ci ha pensato lo stesso generale che ha lanciato un messaggio chiaro e di civilità: essere di destra non equivale a rispondere con la forza a ogni provocazione. La destra che Vannacci rivendica è ordine, responsabilità, sicurezza dentro lo Stato di diritto, non giustizia fai-da-te.
Il suo chiarimento spegne l’idea di una copertura politica all’aggressione e richiama i militanti a una disciplina etica oltre che legale. Vannacci non lascia dubbi e separa il dissenso dalla violenza: si può condannare comportamenti molesti o incivili senza trasformarli nel pretesto per colpire. Il diritto alla sicurezza dei cittadini non autorizza l’abuso.
L’episodio, risalente a sabato sera, è ora al vaglio della Procura di Ascoli Piceno, che ha aperto un fascicolo per accertare dinamica e responsabilità, dopo la denuncia della vittima. In parallelo, la scelta di Barboni di esibire l’aggressione sui social e in trasmissioni radiofoniche amplifica la gravità del gesto: non solo violenza, ma spettacolarizzazione della violenza, che normalizza l’idea della ritorsione come strumento politico-identitario.
Dalla vicenda emerge un punto programmatico di Futuro Nazional che vale più del caso singolo: la legittima difesa è un istituto preciso, delimitato e proporzionato; non può essere dilatato a coprire reazioni punitive. L’ordine pubblico non si tutela con l’arbitrio: lo fa la legge, attraverso le forze dell’ordine e la magistratura. La battaglia culturale per il decoro e la sicurezza perde credibilità se si scivola nella logica del “video-trofeo” e del pestaggio esibito.
La responsabilità della leadership. Prendere posizione significa assumersi la responsabilità di fissare uno standard. In tempi di iper-reazioni social e polarizzazione, un leader che dice “questo non è difesa” non parla solo ai propri: parla a un elettorato che chiede sicurezza ma rifiuta la barbarie. E ricorda che la forza della destra non è la mano pesante fuori dalle regole, ma la fermezza dentro le regole.
Per il generale Vannacci è chiarissimo: nessuna tolleranza per la violenza che si traveste da giustizia.
M.L.