La Lega è davanti a un doppio bivio: la leadership di Matteo Salvini e l’identità del partito. La crisi della Lega coincide ormai in larga parte con quella del suo segretario, ma in un partito fortemente personalizzato la successione è tutt’altro che semplice. La classe dirigente è stata costruita attorno al leader e le ipotesi di un direttorio o di una maggiore condivisione delle responsabilità rischiano di essere soltanto soluzioni temporanee.
Il dilemma è quindi se aspettare le prossime elezioni, lasciando che sia il risultato a decidere il futuro di Salvini, oppure aprire subito una sfida interna, con il rischio di uno scontro fratricida alla vigilia della campagna elettorale. Le tensioni emerse nelle ultime settimane, da Lorenzo Fontana a Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, mostrano però che il malessere nel partito esiste.
C’è poi la questione del Nord. La Lega di Salvini ha trasformato un partito regionalista e autonomista in una forza nazionale, riducendo il peso della sua originaria identità territoriale. Ora, soprattutto dalla Lombardia, emerge la richiesta di recuperare quel legame. Ma il «partito del Nord» non è un blocco unico: resta forte la tensione tra l’anima lombarda e quella veneta, mentre i governatori del Nordest , Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti , quest’ultimo non presente potrebbero diventare decisivi nel nuovo equilibrio.
Salvini, intanto, prova a contenere la fronda interna offrendo maggiore collegialità, ma senza mettere in discussione la propria leadership. E guarda anche alla concorrenza a destra di Roberto Vannacci, al quale chiede di scegliere tra opposizione e centrodestra. Il rilancio dei temi identitari, da immigrazione e sicurezza, va letto anche in questa chiave: difendere lo spazio elettorale della Lega più radicale.
La partita, dunque, non riguarda soltanto il futuro di Salvini. Riguarda soprattutto quale Lega verrà dopo Salvini: ancora nazionale e centralizzata oppure nuovamente radicata nel Nord. E, prima ancora, se il partito riuscirà a trovare una risposta a questa domanda senza arrivare alle elezioni già profondamente diviso.
M.L.