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Mercalli avverte: «Il peggio deve ancora arrivare»

Noi climatologi raccontiamo questo trend dal 2003“. L’estate del2003 la ricordano in molti, perchè fece un caldo del tutto anomalo, che molti etichettarono come “caldo record“. Sì, ma prima di vedere cosa sarebbe successo dopo. A parlare così è il climatologo Luca Mercalli, che in questi giorni ha rilasciato un’intervista al Messaggero per dire che gli esperti di clima si aspettano un caldo in crescendo almeno dal 2003. Quella che appunto viene spesso evocata come “estate del caldo record” ma che “quest’anno potrebbe essere superata nei valori”. Cosa che a lui non stupisce affatto: “Ogni volta ci stupiamo, quando invece dovremmo concentrarci sulle cause, cioè il riscaldamento globale. È un tema che continua a non entrare davvero nella testa della politica, dell’economia e, spesso, anche della società”. Mercalli sa già cosa succederà. Non appena sarà finita l’estate, tutti si dimenticheranno dell’emergenza e dei titoloni sul caldo. E via, ci si occuperà di altro. Fino alla prossima estate: “Quando a ottobre torna il fresco sembra che il problema sparisca”, dice infatti Mercalli. E questo perchè “il tema interessa le persone, ma non genera consenso elettorale. Raramente gli interessi delle amministrazioni coincidono con quelli ambientali”.

Invece, il tema del clima andrebbe preso in mano seriamente una volta per tutte, mettendo in pratica correttivi e strumenti di prevenzione: “Se non riduciamo le emissioni di gas serra, il futuro sarà ancora peggioreanno dopo anno le temperature continueranno a salire“. Cosa fare? “La prima è la mitigazione, cioè ridurre le emissioni attraverso energie rinnovabili, risparmio energetico, mobilità elettrica e tutte le pratiche della green economy. La seconda è l’adattamento: ormai il caldo c’è e dobbiamo imparare a conviverci, rendendo le città più vivibili“. Ma il corpo umano, ricordo lo studioso di clima, ha dei limiti ed è il motivo per cui si rischia di avere sempre più decessi per il caldo: “È il problema più grande della storia dell’umanità e richiede un cambiamento complessivo del sistema economico, della produzione energetica e dell’uso del territorio”, ha specificato Mercalli. Ma al momento, è convinto, nessuno sta prendendo sul serio la questione. Basti pensare che “investiamo più risorse nelle armi che nei pannelli solari“.

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