- AltoVicentinOnline - https://www.altovicentinonline.it -

Mongoloide, ritardato, handicappato…: basta usare la disabilità come insulto. Video

C’è una frase che ancora oggi viene pronunciata con troppa facilità: “Sei proprio un mongoloide”. La si sente nelle conversazioni, nelle scuole, sui social e persino negli ambienti di lavoro. Spesso viene detta per scherzo, come se bastasse una risata a renderla innocua.

Non è così.

Usare una condizione genetica come sinonimo di stupidità o incapacità significa trasformare milioni di persone in un insulto. È una forma di linguaggio discriminatorio che continua a essere tollerata proprio perché molti hanno smesso di interrogarsi sul peso delle parole.

La nuova campagna di CoorDown, realizzata in occasione della Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down dell’11 ottobre, mette proprio questo comportamento sotto accusa. Come riportato dalla stampa, il messaggio è semplice: quella parola appartiene a un linguaggio che dobbiamo avere il coraggio di abbandonare.

Il problema, però, non riguarda soltanto una parola. Riguarda il modo in cui guardiamo alle persone con disabilità.

Se continuiamo a utilizzare la disabilità come offesa, contribuiamo a costruire un ambiente nel quale chi ha una sindrome di Down viene percepito prima per la propria condizione e solo dopo come persona. E questo può avere conseguenze concrete: a scuola, nel lavoro, nelle relazioni e nella possibilità di essere considerati davvero alla pari.

Dire “era solo una battuta” non basta. Una battuta può ferire, umiliare e normalizzare un pregiudizio.

Cambiare linguaggio non significa diventare “politicamente corretti”. Significa semplicemente smettere di usare altre persone come bersaglio per sentirsi più intelligenti, più forti o più divertenti.

La campagna di CoorDown invita proprio a questo cambio di passo: evolvere.

Perché nel 2026 dovrebbe essere ormai evidente una cosa: una persona con sindrome di Down non è un insulto, non è una barzelletta e non è il termine con cui definire qualcuno che consideriamo incapace.

E quando sentiamo ancora quella parola, forse la risposta più giusta non è ridere.

È far notare che non fa ridere affatto.

 

 

JUST EVOLVE | World Down Syndrome Day 2026

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su: