“Ancora una volta un bambino di 2 anni ha pagato il prezzo di politiche che privilegiano la difesa dei confini rispetto al salvataggio di vite umane”. Lo afferma, in un comunicato, Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, commentando il naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, nel quale risulta disperso un piccolo originario della Sierra Leone che viaggiava insieme alla madre. I militari della Guardia Costiera, con la motovedetta Cp327, hanno recuperato e soccorso 64 persone, tra cui 14 donne e 10 minori
Il team di Save, in collaborazione con la Croce Rossa e le altre organizzazioni presenti a Lampedusa, sta garantendo la risposta ai bisogni immediati dei sopravvissuti. Save the Children sottolinea come “questo episodio – che purtroppo si aggiunge a molti altri – dimostri ancora una volta che ogni ritardo, omissione o scelta politica in questa direzione mette a rischio persone che fuggono da povertà, violenze e persecuzioni, costituendo una responsabilità gravissima che ricade sull’UE e sui suoi Stati membri. Non è possibile assistere in silenzio alla perdita di vite umane, compresi tanti bambini, oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni”.
LA RICHIESTA DI APRIRE CANALI REGOLARI E SICURI VERSO L’EUROPA
L’Organizzazione ribadisce con forza “la richiesta di aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, che garantiscano il rispetto dei diritti umani, e di attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare le persone in pericolo, operando nel rispetto del diritto internazionale e dando prova di quella solidarietà che è un valore fondante dell’Unione Europea”.