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Per un post su Facebook italiano torchiato 12 ore dai servizi segreti russi. Espulso

Dodici ore di interrogatorio. Senza cibo. Senza acqua. Senza telefono. Senza passaporto. E’ successo ad un italiano, a Mosca. La sua colpa? Aver fatto un post su Facebook a sostegno di un sit-in pro Ucraina.

Protagonista della vicenda è Mario Bonavia, direttore commerciale di un’azienda di cosmetici attiva sia sul mercato russo sia su quello ucraino, oltre che ex segretario provinciale di Azione. Appena arrivato nella capitale russa, è stato fermato dagli uomini dell’FSB, ossia dall’ex  KGB sovietico. Per dodici ore Bonavia è rimasto sotto interrogatorio, privato di ogni contatto con l’esterno e sottoposto a pressioni per aver espresso, secondo le autorità russe, un sostegno all’Ucraina attraverso la diffusione di immagini di una manifestazione pacifica tenutasi in Italia.mA salvarlo da conseguenze peggiori è stato l’intervento del Consolato italiano.
L’esito finale è stato l’espulsione immediata dalla Federazione Russa e il divieto di rientro per dieci anni.

Bonavia, al Messaggero, racconta: “È stata un’esperienza che non auguro a nessuno. Quando si dice che in Italia c’è la dittatura, non si sa di cosa si parla”. Nella Russia di Vladimir Putin, invece, persino una fotografia può trasformarsi in un dossier. E un clic può diventare un capo d’accusa.

di Redazione AltovicentinOnline

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