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Montecchio Precalcino. Il cuore di Sergio corre ancora: Renata e Lia, insieme per continuare il suo sogno. L’intervista

Nel nome di Sergio Pesavento, indimenticato mezzofondista azzurro deceduto nel 2022, si unisce un legame indissolubile tra madre e figlia: Renata Dal Ferro, Presidente della Società Polisportiva Montecchio Precalcino ASD, e la figlia Lia, Vice Presidente e allenatrice, con un passato importante nel mezzofondo.

Renata si è trovata improvvisamente a dover raccogliere un’eredità importante, fatta non solo di ruoli e impegni organizzativi, ma anche di affetti, ricordi ed emozioni. Suo marito Sergio aveva dedicato trent’anni della sua vita a costruire e far crescere la Società Polisportiva Montecchio Precalcino ASD.

Subentrare al suo posto portava con sé un inevitabile carico di timori e un profondo dolore. Tuttavia, Renata ha compreso subito che percorrere quella strada era l’unico modo concreto per dare continuità al lavoro di suo marito. Con il passare degli anni, la paura ha lasciato il posto a una nuova consapevolezza e a una grande motivazione personale.

In questo percorso, Renata non è sola: accanto a lei c’è la figlia Lia. Insieme portano sulle spalle la responsabilità di preservare l’eredità di Sergio, ma anche l’orgoglio e la passione di vedere prosperare la società.

L’obiettivo condiviso per il 2027 è continuare a far crescere la Polisportiva Montecchio Precalcino ASD, mantenendo viva l’identità costruita dal fondatore.

Presidente Renata, lei ha ereditato la Società fondata 30 anni fa da suo marito. Come è stato l’impatto iniziale?

All’inizio l’impatto è stato molto forte, perché mi sono trovata a raccogliere un’eredità non solo professionale, ma anche umana e affettiva. Sergio aveva costruito questa Società con grande impegno nell’arco di trent’anni, e subentrare a lui significava assumersi una responsabilità importante.

Con il tempo, questa responsabilità si è trasformata in una grande motivazione e in una nuova consapevolezza delle mie capacità.

Quest’anno avete festeggiato il trentesimo anno della fondazione societaria.

Festeggiare i 30 anni di attività della Società non è stato un punto d’arrivo, ma la base per guardare lontano. La filosofia sportiva promossa da me e mia figlia si fonda sui valori storici della Società: mettere al centro il gruppo, valorizzare gli atleti tesserati e creare un ambiente positivo entro cui ognuno possa esprimersi al meglio, sia dentro sia fuori dalla pista di atletica.

Nell’anno si è registrata la crescita sportiva di alcuni giovani.

Dal punto di vista atletico, la mia visione rifiuta la logica delle classifiche esasperate o dell’attenzione riposta su un solo nome. Sebbene la stagione abbia registrato ottimi risultati e sorprese, come la crescita delle sorelle Anapoli, la priorità rimane quella di offrire a ogni atleta i giusti tempi per maturare.

Investire sui giovani e sulla loro formazione è la chiave per dare solidità al futuro. Ma l’obiettivo più grande è continuare a costruire una Società solida, unita e riconoscibile, capace di guardare al futuro senza dimenticare ogni singolo atleta.

Onorare la memoria di Sergio guardando sempre al futuro

Dal mio punto di vista, il modo migliore per rendere omaggio a Sergio è uno solo: continuare a lavorare ogni giorno sul campo, credere nei ragazzi e spingere sempre più in alto il nome della Polisportiva Montecchio Precalcino ASD, guidando la Società nei prossimi trent’anni con la stessa immutata passione con cui lui aveva posato le prime pietre.

Per la figlia Lia, l’atletica è diventata una scuola di vita e il filo indissolubile con papà Sergio. È stata una presenza costante, iniziata quando era ancora bambina, quasi inevitabile, perché a portarla sui campi di atletica era papà Sergio, atleta di grande valore internazionale, mezzofondista azzurro e colonna della Forestale.

Era un allenatore capace di lasciare un segno profondo in chi incontrava nel suo percorso. La Società Polisportiva Montecchio Precalcino ASD, che aveva fondato, è diventata per Lia una seconda casa. Ed è proprio lì che ha mosso i primi passi, imparando che dietro ogni risultato ci sono sacrificio, disciplina, costanza e passione.

«Sin da piccola papà allenava e mi portava con lui nei campi di atletica, racconta Lia. Un legame che negli anni è diventato anche un rapporto tecnico, con Sergio nel ruolo di allenatore. Ho praticato praticamente tutte le discipline dell’atletica, prima di orientarmi soprattutto verso il salto in alto e il mezzofondo. Ho gareggiato nei 1500 metri, 3000 metri, 3000 metri siepi, 5000 metri e nelle corse campestri, vivendo esperienze importanti a livello nazionale e internazionale. Tra i ricordi più belli c’è il secondo posto ai Campionati Italiani FIDAL Cadette di Abano Terme, nel salto in alto, con la misura di 1,64 metri, e il primo posto ai Campionati Italiani CSI, categoria Ragazze, con la misura di 1,53 metri. Ancora oggi detengo il primato nazionale dal 2002. Sono arrivate anche numerose convocazioni in rappresentativa e partecipazioni ai raduni della FIDAL Veneto, oltre a una quarta posizione in una mini Olimpiade. Nel mezzofondo ho poi raggiunto piazzamenti significativi: 10° posto ai Campionati Italiani Individuali di Corsa Campestre a Varese nella categoria Promesse (2011), 10° posto alla Cinque Mulini di San Vittore Olona nella categoria Seniores (2012) e 9° posto ai Campionati Italiani nei 3000 metri siepi a Bressanone (2011). Risultati che raccontano una carriera importante, anche se Lia è la prima a riconoscere che avrebbe potuto ottenere qualcosa in più. Avevo poco tempo per allenarmi, perché impegnata con l’Università. Soffrivo di anemia, quindi partivo svantaggiata rispetto alle mie avversarie. Non sono riuscita a entrare in un corpo militare e forse quello avrebbe potuto cambiarmi la vita».

Ma se c’è una cosa che Lia non rimpiange è proprio il percorso vissuto. Nemmeno le sconfitte…

«L’esperienza negativa per me è sempre stata un trampolino di lancio. Le difficoltà mi hanno fortificato il carattere e mi hanno aiutato ad affrontare nel migliore dei modi gli ostacoli della vita. Una filosofia che oggi è diventata parte integrante del suo modo di allenare. Allenarsi con Sergio non era semplice. Era un uomo carismatico ma esigente: era tosto.  Una giornata torrida, diversi 1000 metri da affrontare e il caldo che sembrava rendere tutto ancora più difficile. Io ero affaticata dal caldo e lui mi diceva: “Io non sento niente”. Era il suo modo, anche ironico, di trasmettere una mentalità vincente. Quella capacità di andare oltre la fatica, di non cercare scuse, di affrontare l’allenamento come una prova prima ancora che fisica, mentale. Sono proprio questi gli insegnamenti che mi sono portata dentro nel tempo e che oggi cerco di trasmettere ai ragazzi che alleno. Perché, nella mia visione, lo sport non è soltanto una questione di cronometro, centimetri o classifiche. Lo sport è soprattutto un modello di valori: rispetto, collaborazione, integrazione, appartenenza, competizione, emozione, disciplina, costanza, impegno, sacrificio, motivazione, autostima ed etica. È questo il patrimonio che ho ricevuto dall’atletica e che oggi provo a restituire alle nuove generazioni. Dopo la carriera agonistica, Lia ha scelto di rimanere dentro quel mondo che l’aveva accompagnata fin dall’infanzia. Oggi è istruttrice FIDAL e continua a vivere quotidianamente la pista. Il passaggio da atleta ad allenatrice ha avuto un significato particolare: portare avanti il lavoro iniziato da suo padre.

Tra le atlete che hanno rappresentato una delle soddisfazioni più importanti di questo percorso c’è Olivia, cresciuta all’interno della scuola tecnica di Sergio…

«Olivia è sempre stata un’atleta di Sergio. Io ho raccolto i frutti del suo lavoro, del suo coraggio. Anche i risultati di Olivia sono stati più merito di Sergio che mio. Io ho cercato semplicemente di dare continuità al lavoro di mio padre».

Anche il metodo di allenamento rispecchia quella filosofia….

«I miei atleti lavorano sulla quantità, soprattutto nel periodo di preparazione invernale. Tre volte alla settimana ci dedichiamo ai lavori di tecnica e forza. Rimango sempre dell’idea che durante la preparazione del fondo e mezzofondo, senza “macinare” chilometri non si va da nessuna parte. Bisogna essere un po’ cocciuti e dotati di una gran forza mentale».

Una convinzione che oggi, secondo Lia, rischia di essere messa in secondo piano dalla ricerca troppo esasperata del risultato.

«Oggi si tende a privilegiare la qualità, con la fretta di arrivare al risultato».

Per lei, invece, la crescita di un atleta ha bisogno di tempo. Servono basi solide, pazienza e continuità.

L’atletica come ancora nei momenti più difficili

Se Lia dovesse indicare ciò che l’atletica le ha dato, la risposta sarebbe immediata.

«Non mi ha tolto assolutamente niente».

L’atletica, racconta, è stata una vera scuola di vita. Mi ha fortificato il carattere. «L’atletica mi ha aiutato a superare molti ostacoli della vita, tra cui l’evento luttuoso di mio padre. Senza l’atletica non ce l’avrei mai fatta».

E c’è un altro elemento che Lia considera fondamentale: i giovani. Continuare ad allenare, stare in pista, confrontarsi quotidianamente con ragazzi e ragazze mi ha permesso di mantenere ancora più viva la mente.

Il messaggio ai ragazzi: non abbandonate lo sport

Il suo messaggio alle nuove generazioni è diretto e nasce dalla preoccupazione per un fenomeno che osserva ogni giorno: l’abbandono precoce dell’attività sportiva.

«I giovani tendono ad abbandonare troppo presto lo sport, soprattutto in età adolescenziale».

Lia invita invece i ragazzi a rimanere in pista, a non rinunciare a un’esperienza che va ben oltre la prestazione sportiva.

Perché l’atletica insegna a perdere, a rialzarsi, ad aspettare, a soffrire, a gioire e a confrontarsi con gli altri. Insegna, soprattutto, ad affrontare la vita.

Ed è proprio questo il filo che unisce la bambina che seguiva papà Sergio sui campi di atletica, l’atleta che ha gareggiato sui palcoscenici nazionali e internazionali e l’allenatrice che oggi accompagna altri ragazzi nel loro percorso.

Alla fine, quando si parla di Sergio, la voce di Lia assume una sfumatura ancora più personale.

«Sono molto orgogliosa di lui. Non solo per quello che ha raggiunto come atleta a livello internazionale, ma soprattutto per l’uomo e l’allenatore che è diventato».

È qui che il ricordo di un padre si intreccia con quello di un maestro.

«Ha trasformato la sua esperienza, le sue vittorie e anche le sue sconfitte in qualcosa da trasmettere agli altri».

Essere figlia di Sergio Pesavento, per lei, significa avere ricevuto un esempio quotidiano di disciplina, determinazione e passione. Ma significa anche avere avuto la responsabilità di trasformare quell’eredità in qualcosa di proprio.

Oggi, ogni volta che entro in pista, non porto soltanto con me il ricordo di mio padre. Porto dentro di me una filosofia sportiva. Quella di chi crede che un atleta non si misuri soltanto con un tempo, una misura o una posizione in classifica.

Perché il risultato più importante, alla fine, è quello che rimane quando la gara è finita: il carattere costruito, gli ostacoli superati e i valori imparati lungo la strada.

L’attuale Direttivo della Società Polisportiva Montecchio Precalcino ASD risulta così composto:
Presidente Renata Dal Ferro, Vice Presidente e Tecnico FIDAL, la figlia Lia Pesavento e il Dirigente
Collaboratore Renato Maddalena

M.L.

 

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