A dieci anni dal rapimento di Giulio Regeni al Cairo, avvenuto il 25 gennaio 2016, la sua famiglia continua a chiedere verità e giustizia. Fu proprio in Egitto che lo studente di sociologia dell’Università di Cambridge, fu sequestrato, torturato e ucciso mentre svolgeva una ricerca sui sindacati indipendenti al Cairo. Giulio inviò il suo ultimo messaggio dall’Egitto alle 19.41. Poi il silenzio: di lui non si ebbero più notizie. Il corpo fu ritrovato il 3 febbraio lungo l’autostrada che conduce ad Alessandria. Per la sua morte devono rispondere alla giustizia italiana quattro 007 egiziani: il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamal e Uhsam Helmi e il maggiore Magdi Ibrahim Abdel Sharif. Ma a dieci anni dalla sua morte, la verità giudiziaria resta ancora lontana: il processo a Roma contro i quattro funzionari dei servizi segreti egiziani, mai comparsi in aula, si è nuovamente interrotto lo scorso ottobre. Al momento non è noto quando potrà riprendere.
Il documentario diretto da Simone Manetti arriverà nelle sale cinematografiche il 2, 3 e 4 febbraio 2026, distribuito da Fandango, dopo l’anteprima nazionale del 26 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina (provincia di Udine), città d’origine di Giulio Regeni. Il documentario ricostruisce, grazie al contributo della famiglia Regeni e dell’avvocata Alessandra Ballerini, le tappe del sequestro, delle torture e dell’uccisione del ricercatore italiano, il cui corpo viene ritrovato senza vita nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2016. La narrazione si sviluppa attraverso il processo e le deposizioni dei testimoni a giudizio, dando voce ai protagonisti della vicenda e facendo emergere responsabilità, omissioni e verità negate.
Scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, il film è prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni e da Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango, in collaborazione con Sky e con 5/6, Percettiva, Hop Film e Wider Studio.