Quante italiane doc hanno vinto da sempre concorsi di bellezza in terra straniera, ma in Italia chi non ha la pelle candida come la neve non può godersi la sua fascia. Siamo nel 2026 e guai a parlare di razzismo.
La vittoria avrebbe dovuto rappresentare un momento di festa. Invece, per Marta Bunda, 24 anni, nata a Imola da una famiglia di origine congolese e vincitrice della fascia di Miss Bologna 2026, il successo si è trasformato in una valanga di insulti e commenti razzisti sui social. Nel giro di poche ore dalla proclamazione, la giovane è diventata bersaglio di centinaia di messaggi che mettevano in discussione non il suo percorso o il suo merito, ma esclusivamente il colore della sua pelle.
Tra i commenti comparsi online, molti sostenevano che una ragazza nera non potesse rappresentare Bologna o l’Italia, alimentando una narrazione fondata su stereotipi e discriminazioni. Alcuni post sono stati successivamente rimossi dagli organizzatori del concorso per il loro contenuto offensivo, ma il caso ha rapidamente acceso il dibattito pubblico sul persistente fenomeno dell’odio razziale in rete.
Marta Bunda ha scelto di non rispondere alle provocazioni con altrettanta rabbia. Attraverso una storia pubblicata sui social, ha preferito ringraziare le tante persone che le hanno espresso solidarietà: «Purtroppo, al mondo ci sono persone che non sanno cosa significhi l’umanità, ma per fortuna ce ne sono molte altre come voi». Un messaggio che ha raccolto numerosi attestati di vicinanza e sostegno.
Dal punto di vista del regolamento, non esiste alcuna controversia sulla sua partecipazione. Le norme del concorso prevedono infatti che possano concorrere le ragazze con cittadinanza italiana oppure nate in Italia da genitori stranieri, purché rispettino i requisiti di residenza stabiliti dal regolamento. Marta Bunda rientra pienamente in questi criteri.
L’episodio riporta inevitabilmente alla memoria quanto accaduto quasi trent’anni fa con Denny Méndez, la prima Miss Italia di origine afro-caraibica, la cui elezione nel 1996 suscitò analoghe polemiche e commenti discriminatori. Nonostante i profondi cambiamenti vissuti dalla società italiana negli ultimi decenni, il caso di Miss Bologna dimostra come il razzismo continui a trovare terreno fertile, soprattutto sui social network, dove l’anonimato e la rapidità della comunicazione amplificano linguaggi d’odio e intolleranza.
La vicenda solleva una riflessione più ampia sul concetto di identità nazionale. Essere italiani non è una questione di colore della pelle, ma di cittadinanza, appartenenza e storia personale. Marta Bunda è nata e cresciuta in Emilia-Romagna, e la sua elezione rappresenta semplicemente il volto di un’Italia sempre più plurale e multiculturale.
Le ondate di odio che hanno accompagnato la sua vittoria ricordano quanto sia ancora necessario promuovere una cultura dell’inclusione e del rispetto. Perché dietro una fascia o un concorso di bellezza c’è una persona, e nessun successo dovrebbe trasformarsi nel pretesto per diffondere discriminazione e razzismo.
M.L.