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Thiene. Fine vita, il geriatra Gamba: «Non è una questione politica, ma di coscienza»

«Il fine vita è una questione morale e non può essere liquidata con poche parole e troppa facilità». A parlare è il dottor Lucino Gamba, geriatra e gerontologo di Thiene, che ha deciso di intervenire nel dibattito aperto dalla lettera sul fine vita del presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

Una riflessione che Gamba sente il dovere di affidare ad AltovicentinOnline soprattutto in virtù della sua lunga esperienza professionale. «Dopo una vita passata a dover affrontare il fine vita e dal vivo», scrive, il medico guarda alla discussione con la prospettiva di chi ha incontrato per anni persone anziane, fragili e malate nel momento più difficile della loro esistenza.

E il primo appello è quello a non trasformare il tema in una battaglia politica. «Non può essere usato per non perdere voti o, al contrario, per prenderne», sottolinea Gamba. Per il geriatra, infatti, la delicatezza della materia impone una riflessione che vada oltre gli schieramenti e il consenso elettorale.

Il fulcro delle sue preoccupazioni riguarda il rapporto tra le norme e la responsabilità del medico. «Non vorrei che ci fossero delle norme, delle leggi, che dicono a noi medici e a tutti gli addetti ai lavori cosa dobbiamo o non dobbiamo fare», osserva. E aggiunge: «Noi dobbiamo rispondere alla nostra scienza, ma specialmente alla nostra coscienza». È proprio questa responsabilità individuale, maturata attraverso l’esperienza sul campo, che secondo Gamba dovrebbe avere un ruolo centrale quando si affrontano le decisioni legate alla fase terminale della vita.

Il medico in pensione affronta anche il tema dell’eutanasia, partendo dal significato stesso della parola, «buona morte». La sua preoccupazione riguarda soprattutto l’evoluzione che una scelta introdotta come eccezionale potrebbe avere nel tempo.

Gamba parla di «pendio scivoloso», un’espressione utilizzata nel dibattito bioetico per indicare il rischio che, una volta superato un determinato limite, possano seguirne altri. Il percorso che il geriatra teme è molto preciso: «Dall’eutanasia come eccezione compassionevole si passa alla scelta, la scelta diventerà diritto, il diritto diventerà servizio, il servizio diventerà routine».

Una prospettiva che lo porta a introdurre un’altra questione che gli sta particolarmente a cuore: l’ageismo, ovvero la discriminazione delle persone sulla base dell’età. È qui che la riflessione assume una dimensione ancora più ampia. Gamba teme che, nel tempo, possa affermarsi una cultura nella quale la fragilità, la vecchiaia, la malattia o la perdita di autonomia finiscano per influenzare il giudizio sul valore della vita di una persona.

«Sarà la società che decide quali vite meritano di essere vissute fino in fondo», scrive il medico, ponendo una domanda che riguarda soprattutto le persone più anziane e vulnerabili.

Da qui il principio che, per Gamba, non dovrebbe mai essere messo in discussione: «Se deve esserci il diritto di morire deve esserci ancora e sempre il diritto di vivere». Parole che non nascono, precisa il geriatra, da una riflessione esclusivamente teorica. La sua è la voce di un professionista che per decenni ha lavorato accanto a persone anziane e alle loro famiglie, confrontandosi con la sofferenza, la perdita dell’autonomia e le fasi finali della vita.

Ed è proprio alla luce di questa esperienza che arriva la provocazione conclusiva, quasi una domanda rivolta alla società: «Fra l’altro… con l’ageismo a cosa serviranno i geriatri?». Un interrogativo che riporta il dibattito sul fine vita alla sua dimensione più profonda: non soltanto quella delle leggi e delle procedure, ma quella del valore attribuito alla vita, alla fragilità e alla dignità della persona fino all’ultimo giorno.

di redazione AltovicentinOnline

 

 

Fine vita . Lettera aperta di Luca Zaia: “Abbiamo gli occhi dell’Italia puntati addosso” – AltoVicentinOnline

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