Mentre la Pedemontana attraversa il Veneto per quasi cento chilometri, cresce anche il conto per la Regione. A pesare è soprattutto il divario tra quanto la superstrada a pagamento riesce a incassare e quanto deve riconoscere a SIS per l’affitto per avere l’infrastruttura a disposizione: a fine anno la differenza potrebbe arrivare a circa 60 milioni di euro. Un divario che nei primi sei mesi dell’anno aveva già sfiorato i 30 milioni, seguendo una traiettoria in aumento. E il 2025 aveva già acceso il campanello d’allarme: circa 113 milioni di euro di pedaggi incassati, contro 164,5 milioni di canone di disponibilità, con uno scarto nell’ordine dei 50 milioni di euro.
I numeri dell’operazione: crescono i pedaggi ma vola l’affitto
È da qui che bisogna partire per capire la partita economica della Pedemontana. Non da una strada che non produce ricavi: i pedaggi ci sono e sono cresciuti. Il problema è che, almeno oggi, non bastano a coprire il canone di disponibilità, cioè l’affitto che la Regione paga per l’utilizzo dell’infrastruttura. E quella differenza, secondo il meccanismo previsto dalla concessione, finisce per gravare sulle casse regionali. Il dato diventa ancora più significativo se si guarda alla dimensione complessiva dell’operazione. La Superstrada è costata circa 2,2 miliardi di euro per essere realizzata, con un contributo pubblico nell’ordine dei 914 milioni. Ma il conto della concessione è un’altra cosa: nell’intero arco contrattuale i canoni sono stati quantificati, secondo le ricostruzioni degli atti, nell’ordine dei 12,1 miliardi di euro più Iva.
Non significa che la Pedemontana sia costata 12,1 miliardi, né che questa cifra sia già stata pagata. È la dimensione complessiva dei canoni prevista nell’arco della concessione. Una concessione che arriva fino al 2059 e nella quale il canone è destinato a crescere, fino a valori che nelle ultime annualità possono arrivare, secondo le ricostruzioni disponibili, a circa 435,6 milioni di euro l’anno. Ed è qui che la domanda diventa inevitabile: quanto dovranno crescere traffico e pedaggi perché il sistema riesca a stare in equilibrio?
Perché il traffico c’è. I ricavi da pedaggio sono passati dai circa 100 milioni del 2024 ai 113 milioni del 2025. Ma nello stesso periodo il canone è cresciuto da circa 154 milioni a 164,5 milioni, fino ai 172 milioni previsti per il 2026. La strada incassa di più, ma il canone, ossia l’affitto, continua a correre davanti. Il futuro della Pedemontana dipenderà quindi anche da una variabile decisiva: il traffico. Più veicoli significano più pedaggi e, almeno in teoria, maggiore capacità di coprire il canone. Ma se la crescita degli incassi non sarà sufficiente, la differenza continuerà a gravare sulle finanze regionali.
La parifica e la posizione di Stefani
Il tema si inserisce nel quadro del rendiconto regionale 2025, parificato dalla Corte dei conti. Il 16 luglio scorso il presidente della Regione, Alberto Stefani, rivendicò la solidità complessiva dei conti del Veneto, sottolineando l’azzeramento del ‘debito autorizzato e non contratto e del fondo anticipazioni di liquidità’, oltre alla scelta di non aumentare l’addizionale regionale Irpef rispetto all’aliquota base.
Ma dentro il rendiconto c’è anche la Pedemontana, con una partita che resta aperta. La documentazione contabile indica infatti un accantonamento di 45,6 milioni di euro relativo alla superstrada. Non significa che la Regione abbia già versato quella somma a SIS e non equivale a una perdita di 45,6 milioni. Si tratta di un accantonamento prudenziale, legato alla diversa valutazione tra concedente e concessionario sull’importo del canone di disponibilità previsto dal contratto. In sostanza, Regione e SIS non concordano sulla corretta quantificazione del canone e la Regione ha mantenuto a bilancio una somma per far fronte a un possibile maggiore esborso. È una partita distinta dai circa 60 milioni di differenziale previsti per il 2026, ma aiuta a capire quanto sia complesso il meccanismo finanziario della Pedemontana.
Una partita ancora aperta
E soprattutto chiarisce un punto: la parifica del bilancio regionale e il problema economico della Pedemontana sono due questioni diverse. Il fatto che il rendiconto complessivo sia stato parificato non significa che ogni singola operazione infrastrutturale abbia già raggiunto il proprio equilibrio economico. La Pedemontana, oggi, è ancora una scommessa che guarda al futuro: una strada da circa 2,2 miliardi di investimento, sostenuta anche da un importante contributo pubblico, con una concessione che arriva al 2059, un canone che cresce e pedaggi che, almeno per ora, non bastano a coprirlo. Nel 2025 la differenza è stata nell’ordine dei 50 milioni. Nel primo semestre di quest’anno è già arrivata vicino ai 30 milioni e per l’intero 2026 si guarda a circa 60 milioni. E nel bilancio regionale resta un accantonamento di 45,6 milioni legato alla partita sul canone.
Il vero conto della Pedemontana, dunque, non si può ancora chiudere: perché i cantieri sono finiti, le automobili continuano a passare, i pedaggi entrano, ma il buco tra quello che la strada incassa e quello che il contratto richiede è ancora lì. E corre verso il 2059.
di Redazione AltovicentinOnline
Pedemontana. Conto da paura: quasi 30 milioni bruciati in soli sei mesi