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Aborto. In Veneto oltre 7 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza

L’obiezione di coscienza “è un diritto previsto dalla stessa legge 194. Ma è un diritto anche ricevere cure e prestazioni nei tempi previsti dalla Legge. È un diritto per le donne e per le coppie non dover andare all’estero, pagando anche economicamente, per trovare una risposta”. Ebbene, rispetto a tutto questo “credo che lo stesso Ippocrate, nato nel 460 avanti Cristo, autore di quell’atto solenne sul quale ancora oggi i medici giurano, avrebbe qualcosa da dire di fronte al contesto attuale. Ma Ippocrate non c’è più. C’è lo Stato laico e la politica che su questo tema deve aggiornarne riflessioni e contenuti”. Ivan Bernini, segretario della Fp pubblica Cgil del Veneto interviene così sull’applicazione della legge 194. Lo fa citando alcuni dati che, a suo dire, rappresentano “un tema, rimosso” e “un grande problema”. Ovvero, il fatto che negli ospedali veneti, dato riferibile al 2021, sono 252 i ginecologi obiettori di coscienza su un totale di 352, pari al 71,5%. Con ospedali, per quanto riguarda le strutture più grandi, come Mestre (Venezia), dove gli obiettori sono 19 su 20; 16 su 18 a Vicenza; 16 su 22 a Padova; 20 su 26 a Verona Borgo Trento. “Sicuramente ve ne sono alcuni che diventano obiettori perché altrimenti, con questi numeri, nella loro vita professionale saranno chiamati a fare solo interruzioni di gravidanza: non è quello che immaginavano quando hanno studiato, quando hanno iniziato la loro carriera”, riconosce Bernini. Ma resta il punto: l’obiezione di coscienza “è un diritto previsto dalla stessa legge 194. Ma è un diritto anche ricevere cure e prestazioni nei tempi previsti dalla legge”. E la Cgil chiede alla politica di battere un colpo su questo.

Lo Stato e la maggioranza dei cittadini che, “anche attraverso i referendum” hanno confermato l’impostazione della legge 194 £non hanno inteso né umiliare coloro che in nome delle proprie convinzioni hanno idee diverse, né costringerli a pratiche non coerenti con il loro credo”. E allora, dice Pedrini, anche se “mi disturbano abbastanza i movimenti per la vita, addirittura entro i confini dei consultori, rispetto il loro esistere, ho un pensiero all’estremo del loro, ma non intendo negare il loro diritto a esprimerlo. Nego la legittimità nel finanziarli con denaro pubblico e penso che quelle risorse dovrebbero essere utilizzate per potenziare le figure professionali e le strutture, come i consultori, che consentono allo Stato di dare applicazione ad una Legge che va resa esigibile”. Così come “non me ne faccio un cruccio” se ci sono simboli religiosi negli ospedali. Per Padrini, appunto, il grosso problema resta quello dei molti obiettori di coscienza.