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Asiago. Avvelena i genitori e si uccide. “Era strana con tanta rabbia”

In contrada Pennar ad Asiago si passa e si guarda la villetta. Lo sgomento è forte al pensiero che una figlia possa avere trascinato nel ‘proprio baratro’ gli anziani genitori. Una via di non ritorno, avvelenandoli e poi facendo altrettanto con se stessa. Questa l’ipotesi per l’omicidio-suicidio che pescherebbe dalla disperazione della figlia Silvia Marzaro 43 anni. ‘Schiacciata’ da un male oscuro che le avrebbe dato la sola, ed unica forza, di trovare scampo nella morte.

Una famiglia che, ora, viene definita ‘strana’ da chi li aveva aveva avuti come vicini di casa, quando ancora abitavano a Mirano. ‘Chiusi tra di loro, non frequentavano né la chiesa né le associazioni’ hanno raccontato al Venezia Today. Poi gli anziani genitori, Ubaldina ed Italo,  83 e 85 anni chiudono casa e si trasferiscono nell’altipiano di Asiago. Lui ex agente immobiliare in pensione e lei casalinga da sempre. Silvia resta a Mirano, fa su e giù a trovarli. La descrivono come una donna schiva, fin troppo chiusa. ‘ Un po’ strana come se avesse tanta rabbia dentro’, hanno spiegato ancora al quotidiano quei vicini che la famiglia Marzara l’hanno conosciuta.

Un intero nucleo familiare che ora non c’è più. Spazzato via con un mix letale di farmaci, questa l’ipotesi maggiore.  Una tragedia che sarebbe l’epilogo del  ‘mal di vivere’  che Silvia portava dentro sé. Che solo qualche mese fa l’aveva spinta a cercare di farla finita, sempre impasticcandosi.  L’avevano salvata i medici dell’ospedale di Asiago, ma la sua mente sarebbe rimasta minata dal pensiero costante di farla finita.

Non c’è riuscita la prima volta. Adesso sì, lasciando dietro a sé tre cadaveri. Quelli di mamma e papà, che avrebbe messo a letto domenica sera, sistemando per bene anche le coperte, avvelenandoli. Poi avrebbe fatto altrettanto con se stessa, stordendosi con delle pillole al punto di farla barcollare nel corridoio di casa, sbattendo la testa contro lo stipite di un porta, finendo a terra in una pozza di sangue.

Questa la scena che, ieri pomeriggio, si sono trovati i carabinieri di Asiago e Thiene, una volta che i vigili del fuoco hanno sfondato al porta al civico 206, in località Pennar. A lanciare l’allarme l’amico col quale Silvia si era sentita per telefono domenica sera. Cosa sia accaduto con certezza dentro  in quella villetta lo stabiliranno le indagini. Gli investigatori del nucleo operativo della Compagnia dei Carabinieri di Vicenza non  escludono altre ipotesi, ascoltando parenti e conoscenti, in attesa  dell’esito delle autopsie sui tre cadaveri disposte dal magistrato.
Tutto farebbe pensare che il tarlo non abbia mai smesso di lavorare nella mente di Silvia. Senza lavoro e alle prese con gli acciacchi d’età di mamma e papà, che da pochi mesi avevano deciso di avitare  nell’altipiano di Asiago, qualche giorno fa sarebbe partita dalla sua casa nel veneziano per raggiungerli e ‘mettere fine a tutto’.

di Redazione AltovicentinOnline