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Valli del Pasubio. Allarme trombicule, incubo degli escursionisti

Incubo di chi frequenta la montagna, anche se non molto conosciute, le trombicule rappresentano un vero e proprio flagello per chi suo malgrado dovesse rimanerne ‘vittima’.

I lettori possono dormire sonni tranquilli: di morso di trombicula non si muore, ma certo per evitare le antipatiche conseguenze che ne seguono vale la pena di agire preventivamente. E di conoscere il piccolo quanto fastidioso nemico.

Le trombicule infatti altro non sono che acari che talvolta importunano gli escursionisti: appartenenti alla famiglia delle Trombiculidae, la loro presenza viene avvertita un po’ in tutto il mondo ma pare che nella nostra zona abbiano una particolare predilezione per il comprensorio del Pasubio oltre che per il Pian delle Fugazze dove anche di recente sono state fatte più segnalazioni. Gli acari appartengono agli artropodi e fanno parte del grande gruppo degli ectoparassiti. In Italia la specie più diffusa è la neotrombicula autumnalis che causa una parassitosi umana di tipo occasionale: il contagio avviene per lo più in estate e in autunno (fine agosto, metà ottobre), spesso agevolata dagli sbalzi di temperatura tipici di questo periodo.

Una volta che la temperatura scende costantemente sotto i 15 gradi il parassita rimane inattivo per morire poi quando questa scende sotto i 5.

La trombicula depone le sue uova nella vegetazione ed è attraverso le piccole larve che avviene lo sgradito ‘contatto’ con l’uomo, oltre che con gli animali: queste si attaccano alla cute tramite alcuni uncini posizionati nella bocca ed aspirano le proteine contenute nella pelle tramite una struttura chiamata stilostoma fino a quando, una volta pieni, si staccano e cadono sul terreno, dove si trasformano in ninfe: la durata del pasto è di 3-4 giorni.

La puntura dell’acaro non viene subito percepita dall’ospite, ma a distanza di un paio d’ore si sviluppa un forte prurito sovente accompagnato da un’eruzione cutanea simile all’eritema: in casi meno frequenti può associarsi una reazione allergica con macchie che assumono colori dal rossastro al violaceo.

Le lesioni regrediscono in modo graduale solitamente nell’arco di una settimana: il trattamento è sintomatico e consiste nell’utilizzo di agenti anti-prurito per uso topico, come corticosteroidi o antistaminici sistemici. Si possono impiegare più volte al giorno con accortezza creme o pomate a base di corticosteroidi nel punto in cui è avvenuta la morsicatura, eventualmente dopo opportuno consulto medico o del farmacista.

I consigli per evitarle senza rinunciare al piacere delle passeggiate sulle nostre belle montagne pronte a vestirsi coi colori dell’autunno? Risulta senz’altro utile indossare indumenti a maniche lunghe, calzature alte o scarponi. Una volta rientrati da una gita è inoltre caldamente consigliato togliere gli indumenti e lavarli (almeno a 60°C), effettuando una doccia con acqua calda e sapone per eliminare le eventuali larve presenti. Un leggero sfregamento è, infatti, in grado di rimuovere le larve: efficace può essere l’utilizzo di sostanze repellenti prima di affrontare un’escursione in una zona a rischio.

Per eventuali soste durante l’escursione, utile infine considerare che il posto più adatto per ristorarsi in sicurezza, è quello di sedersi solo nelle rocce esposte al sole, abitualmente non battute dal parassita.

Marco Zorzi