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Emergenza suicidi e disagio, il Veneto corre ai ripari stanziando fondi. I presidi: “Psicologi nelle scuole”

La pandemia Covid e le misure di contenimento come il lockdown, il distanziamento sociale e la didattica a distanza, hanno aumentato il disagio tra gli adolescenti. Per questo la giunta regionale del Veneto ha deciso di stanziare 3,1 milioni di euro per l’attività delle Unità funzionali distrettuali adolescenti (Ufda), che offrono una presa in carico multidisciplinare dei giovani e delle famiglie. Il finanziamento si aggiunge ai 2,27 milioni stanziati in occasione dell’avvio delle unità ed è destinato per poco più di un milione ai servizi territoriali e ospedalieri di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza e per poco più di 2 milioni al reclutamento straordinario di psicologi. Era ora, c’è da dire, specie da parte di chi sa cosa significhi lottare, combattere e vivere una vita con i disturbi mentali in casa. Alla Ulss 7 Pedemontana andranno 231.320,29 euro, ma quanto andrà al distretto 2 dell’Altovicentino, che ha visto precipitare i servizi legati alla Neuropsichiatria Infantile nel giro di 10 anni? Era ora anche alla luce dei suicidi e tentati suicidi che si stanno verificando dietro l’ignoranza di chi ancora sostiene che non si debba parlarne, scontrandosi con la psicologia più moderna e aggiornata, che vorrebbe che se ne parlasse di più. Il silenzio può diventare complice di un disagio, che se inascoltato, non arginato può sfociare nelle tragedie, che poi leggiamo sui giornali. Quando è ormai troppo tardi. Servono figure, servono psichiatri, servono psicologi ed è di oggi l’appello dei presidi, che non stanno prendendo sotto gamba quanto sta accadendo nella società attuale, i numeri che non possono passare inosservati, e chiedono supporto nelle scuole

“Le Ufda sono ormai divenute un punto di riferimento importante per i giovani, le famiglie e le scuole”, afferma l’assessore regionale a Sanità e Sociale, Manuela Lanzarin. “Nel primo semestre di quest’anno, nelle sei aziende sanitarie che hanno avviato il servizio, su un totale di 22.764 giovani tra i 12 e i 24 anni, pari al 3,8%, presi in carico dai servizi sociosanitari, 662 lo sono stati dalle Ufda”, aggiunge. Ora il servizio copre tutto il territorio regionale e “si sta rivelando strategico perché consente di intervenire in maniera precoce e, come prevede la letteratura scientifica, consente di prevenire l’acuirsi di forme patologiche complesse e croniche, evitando così che disagi in incubazione e non riconosciuti possano evolvere in patologie di rilevanza psichica o sociale”.

 

L’ansia di prestazione dei nostri ragazzi e le recenti tragedie

Riccardo Faggin, lo studente di infermieristica morto in un incidente stradale a Cinto Euganeo, è solo l’ultimo dei giovani che non hanno saputo reggere il peso di una carriera di studi non perfetta. A inizio ottobre, un altro studente ha deciso di togliersi la vita lanciandosi dal Pontelungo di Bologna: aveva detto a tutti che si sarebbe laureato il 7 ottobre, ma in realtà alla tesi mancavano ancora molti esami.

La fragilità tipica dell’età della formazione sembra essere diventata ancora più drammatica per i giovani reduci da una pandemia che li ha costretti in casa per due anni. A rilevare il fenomeno, sono soprattutto i docenti e i dirigenti scolastici che ogni giorno li vedono attraversare i corridoi delle scuole. “C’è una maggior fragilità, questo è evidente- spiega alla Dire Cristina Costarelli, dirigente scolastica del liceo ‘Newton’ di Roma e presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio- con il Covid è cambiato qualcosa, ma è difficile quantificare. Anche le famiglie hanno difficoltà a gestire queste situazioni, perchè i ragazzi sono sempre più chiusi e fanno fatica a parlare ed aprirsi. Per questo c’è bisogno di un supporto psicologico nelle scuole“.

Ma per la dirigente scolastica trovare un’immediata correlazione tra un voto negativo e il gesto estremo di uno studente, è sbagliato e non veritiero. “Negli ultimi tempi la questione del voto si sta strumentalizzando. A livello pedagogico si può analizzare cosa sia meglio tra voto e giudizio. Ma il voto è uno strumento di educazione- sottolinea Cristina Costarelli- Non è dal voto che si crea competizione, perchè nel sistema scolastico il voto viene accompagnato da una spiegazione legata al percorso dello studente. Noi non facciamo competizioni. Poi sicuramente i ranking delle scuole superiori non aiutano. Ma queste sono dinamiche esterne alla scuola, legate al mondo del lavoro, che provano a entrare anche nella scuola pubblica: non è il sistema scolastico che porta alla competizione”.

Test di accesso alle facoltà universitarie sempre più precoci, selezione degli studenti più brillanti fin dai primi anni di scuola superiore sono i sintomi di un’ansia da prestazione avvertita come opprimente e stressante per i giovani. “Ma colpevolizzare la scuola o le università è troppo facile– aggiunge Costarelli- La scuola cerca di fare tutto il possibile per i suoi studenti: docenti e dirigenti si impegnano per comprendere le problematiche dei giovani, ma gli alunni hanno difficoltà ad aprirsi, ad esprimersi. Quindi se è vero che le famiglie non hanno strumenti, è anche vero che la scuola da sola non può gestire il problema“. Per questo la preside sottolinea la necessità di un supporto psicologico all’interno delle aule. “Dalla fine dell’emergenza sanitaria, lo psicologo scolastico non viene più finanziato dal ministero dell’Istruzione- ricorda Costarelli- la nostra scuola ha deciso di tenerlo, finanziandolo autonomamente, ma molte scuole non possono permetterselo. Sicuramente non è una soluzione a tutti i problemi dei giovani, ma uno psicologo a scuola può essere un valido strumento di supporto in un momento in cui ancora i ragazzi risentono degli effetti del lockdown”.