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Papa Francesco e don Pozza a tu per tu: “Troppi aggettivi, Dio ama le persone”

“Questa nostra conversazione, come le tre precedenti sul Padre Nostro, sull’Ave Maria e sul Credo, nasce da una complicità di prospettive tra loro solo in apparenza antitetiche: il centro della Chiesa che dialoga con la periferia di un carcere. Sono prospettive che si ricercano per completarsi, si completano per dare testimonianza, testimoniano per annunciare Cristo con la sua salvezza – si confida il 41enne don Marco Pozza, originario di Calvene e da dieci anni cappellano del carcere Due Palazzi di Padova -. Il carcere, in quest’ottica, è un caleidoscopio di situazioni: in nessun altro luogo e istante della vita, come dentro un carcere mentre si sperimenta la detenzione, è forse possibile intravedere come i fili del bene si intrecciano inevitabilmente con quelli del male. È accorgersi che non esiste tra di loro una separazione netta, ma appare piuttosto una zona crepuscolare: non esistono storie impastate della sola virtù e storie impastate solo di vizio. Esistono, invece, storie che sono una mescolanza enigmatica di gloria e disonore, di attrattiva e disgusto, di bellezza e menzogna. È in queste terre, che sono apparentemente terre di nessuno, che si potrà contemplare meglio all’opera la grazia di Dio: fare in modo che la virtù, allenandosi, ridesti l’arcangelo nascosto nell’uomo e, combattendo il vizio, tenga a bada la bestia che sta in agguato dentro ciascuno di noi. Mentre l’uomo sceglie da che parte stare, Dio continua a custodire la nostalgia dell’inizio: “Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in terra non seminata”. Fedeltà a cui il Signore rimarrà per sempre legato anche nel tempo dell’infedeltà: “Quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri per allontanarsi da me e correre dietro al nulla, diventando loro stessi nullità?”.

Un viaggio alla scoperta dei vizi e delle virtù, i due poli entro i quali si svolge l’esistenza umana, con un ‘testimonial’ d’eccezione: papa Francesco. E le voci di sei personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport: da Carlo Verdone a Mara Venier, da J-Ax a Sinisa Mihajlovic, da Silvia Avallone ad Elisa Di Francisca.

È la proposta della serie Vizi e virtù – Conversazione con Francesco realizzata da Officina della Comunicazione per Discovery Italia e in onda da stasera, 20 marzo, sul canale televisivo Nove con riflessioni inedite del Santo Padre che dialoga con don Marco su temi fondanti della dottrina cattolica che riguardano il senso dell’esistenza di ciascuno di noi.

Il progetto è stato presentato in una affollatissima conferenza stampa online durante la quale sono stati anche proiettati alcuni spezzoni con le parole del Papa: “Siamo caduti nella cultura dell’aggettivo, ci siamo dimenticati dei sostantivi”, afferma il Pontefice, “non ci dimentichiamo che sei una persona, tu sei un uomo, sei una donna, Dio non ama l’aggettivazione della persona, ama la persona”.

A fare da filo conduttore, il confronto serrato tra i sette vizi (Ira, Disperazione, Incostanza, Gelosia, Infedeltà, Ingiustizia, Stoltezza) e le sette virtù (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza, Fede, Speranza e Carità) come li ha interpretati e affrescati il genio creativo di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova.

La serie andrà in onda alle 21.25 sul Nove in tre prime serate – il 20 e 27 marzo e la domenica di Pasqua, 4 aprile – ed è composta da sette episodi. Poi diventerà uno speciale per la piattaforma discovery+ destinato anche al mercato internazionale e sarà trasmessa, ha spiegato Laura Carafoli, responsabile contenuti di Discovery nella conferenza stampa di presentazione del progetto, «il 22 aprile, nella Giornata mondiale della Terra, con un evento speciale».

Nella serie, i riflettori sono puntati sulle storie vere di persone che hanno vissuto la propria esistenza in bilico tra vizi e virtù. C’è la storia dell’ex boss mafioso Domenico Vullo e della fedeltà della moglie, trovatasi a crescere da sola i loro figli; la disperazione e la determinazione dei genitori del piccolo Sirio Persichetti, un bambino con una diagnosi di tetraparesi; Valentino Valente, un ragazzo che ha pagato con il carcere minorile il suo temperamento troppo aggressivo; la storia di Jessica Gallerani e Federica Sigon, due mamme diverse accomunate da un grande gesto di carità; la terribile dipendenza dal gioco di Tiberio Patrizi, un uomo mite e sensibile caduto nel vortice della ludopatia; la costanza di perseguire gli obiettivi dell’atleta di Ultracycling Omar De Felice; la storia di Piero Nava, inconsapevole testimone dell’omicidio del giudice Rosario Livatino, presto beato, che si trova vittima di un’ingiustizia.

“Si tratta di una serie eccezionale perché ha come protagonista il Papa che parla del senso dell’esistenza ed è nata da un’idea di don Marco Pozza e don Dario Viganò», dichiara Carofoli, «un altro elemento è la partecipazione di sei personaggi famosi del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport, colti fuori dai loro contesti abituali e che si sono messi a nudo. Il cuore della serie sono le storie comuni che incarnano i vizi e le virtù oggi, la regia e il racconto meritano un’attenzione importante. Il progetto ha riscosso talmente tanto entusiasmo non solo a livello nazionale ma internazionale e che avrà una distribuzione mondiale il 22 aprile con un evento speciale”.

Non è la prima volta che don Marco dialoga con papa Francesco. Per TV2000 lo ha fatto negli anni scorsi attorno a tre preghiere del Cristianesimo: il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Credo: «Ringrazio TV2000 per la possibilità che mi ha dato di aver realizzato questa trilogia», ha detto in conferenza stampa, «quest’anno abbiamo cambiato casa perché mi piaceva un taglio più giovane e un pubblico meno garantito, diciamo così, questo è il senso con cui è nato questo viaggio».

L’idea, ha spiegato don Pozza, “è nata all’interno del carcere di Padova, quando un giorno in uno reparti del carcere ho visto una riproduzione dei vizi e virtù affrescati da Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Vederlo in carcere con i vizi contrapposti alla virtù e poi vederli riflessi dentro agli occhi e alle storie dei detenuti mi ha fatto nascere un sospetto bellissimo: che nessun uomo e nessuna donna è tutto vizio o tutta virtù, in ognuno di noi c’è un combattimento tra l’angelo e la bestia, il bene e il male. Con papa Francesco abbiamo pensato di perlustrare i vizi e le virtù che sono una grammatica dell’umano e di cui parlava già Aristotele. Questo progetto è nato grazie a un amico e confratello, don Dario Viganò, che è il regista di questa produzione”.

Don Pozza precisa che non si tratta di un’intervista al Pontefice ma di «una conversazione dove c’è confidenza, senza la quale non scatta l’intimità necessaria per intessere un dialogo. E racconta le difficoltà per portare a termine il lavoro: “Siamo riusciti a girare l’Italia rispettando tutte le precauzioni e nonostante la pandemia”.

Il regista della serie è don Dario Viganò di Officina della Comunicazione nonché assessore del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede: «A differenza del libro di don Pozza (edito da Rizzoli, ndr) questa è una scrittura per immagini», spiega, «il primo fuoco è la conversazione distesa tra il Papa e don Marco, che sono i due protagonisti. Il secondo è il filone narrativo con le storie che sono esemplificative. All’inizio ci saranno dei flash forward che anticipano tutti gli incontri che farà don Marco e alla fine dei flashback che ricorderanno gli incontri fatti durante il viaggio. Un elemento importante è il quadernetto che don Marco apre all’inizio e chiude alla fine perché lì dentro ci sono le storie di cui è costellato il viaggio».

Le prossime due puntate sono in programma il 27 marzo e il 4 aprile

Sandro Pozza