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Coldiretti scende in campo in difesa della macellazione suini in casa. “Una messa al bando dettata dalla burocrazia”

 Coldiretti scende in campo per difendere la macellazione fatta in casa dei suini dopo il divieto sottoscritto dal veterinario dell’Ulss $ Fabrizio de Stefani. Seguendo una legge del 1928, il medico ha stabilito che nei comuni di appartenenza all’Ente Sanitario non si potrà più macellare in casa il maiale perché potrebbero mancare le condizioni sanitarie necessarie. Dopo la presa di posizione di molti Sindaci locali e di istituzioni, è ora il turno di Coldiretti di Vicenza che, attraverso il suo presidente Martino Cerantola ha spiegato: “La macellazione domestica è stata messa al bando non dal buon senso ma dalla burocrazia.

 

Le tradizioni hanno un grande valore per la nostra storia – ha aggiunto – e in questo caso il divieto ferisce il mondo agricolo e allevatoriale che per secoli ha eseguito questa pratica tramandandola di padre in figlio”.

Coldiretti auspica che ci sia al più presto un incontro tra Ulss 4 e i diretti interessati per dirimere la questione e porre rimedio ad una questione ritenuta da molti assurda.

“È difficile comprendere per quale ragione, improvvisamente, l’Ulss 4 ha ritenuto opportuno mettere in discussione una pratica entrata a far parte delle tradizioni contadine, senza che siano stati segnalati eventi sanitari di rilievo – ha commentato Cerantola – E’ una scelta che smantella le tradizioni e la stessa cultura degli allevatori del nostro territorio, abituati da secoli a macellare in casa, quasi a celebrare un rito che la stessa famiglia ha sempre vissuto come un momento denso di significato e valore. Se vi sono oggettive ragioni di sanità pubblica che spingono a vietare la macellazione domestica – ha continuato – è senza dubbio corretto procedere inibendo la possibilità di eseguire questa pratica. Ma nel caso in cui non vi siano elementi oggettivi di pericolo, è evidente che si tratta soltanto dell’ennesima precauzione frutto della burocrazia. Rinunciare alle tradizioni per assicurare la salute e sanità pubblica è un dovere, ma di certo non può esserlo la decisione di aggiungere burocrazia ad un sistema vessato già da tempo e perseguitato da norme non sempre semplici da interpretare. La certezza delle disposizioni deve essere un punto fermo – ha concluso Cerantola – pertanto auspichiamo ci sia un confronto proficuo con l’Ulss 4 e i diretti interessati”.

 

Anna Bianchini