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Il ‘Made in Veneto’ guida la ripartenza. ‘Non possiamo però, permetterci altre chiusure’

Dopo la contrazione dell’8,2% registrata nel 2020, con una perdita di fatturato estero di oltre 5,3 miliardi di euro rispetto al 2019, tra gennaio e maro 2021 l’export veneto è tornato ad aumentare del 4,9% sul 2020, attestandosi su un valore di 16 milioni di euro. Lo comunica Unioncamere del veneto, che cita anche le previsioni Prometeia in base alla quali nel 2021 l’export veneto aumenterà del 12,4%. “Gli indicatori confermano la reattività e la vitalità del sistema economico del veneto. È necessario, però, non vanificare questo sforzo che gli imprenditori stanno facendo e per questo mi auguro che non si torni a nuovi lockdown a causa dell’emergenza sanitaria. I dati degli ultimi giorni preoccupano, ma per la nostra economia una nuova chiusura sarebbe un colpo durissimo che ci metterebbe in grave difficoltà”, commenta Mario Pozza, presidente di Unioncamere del veneto. “In questa fase di ripresa, inoltre, le imprese devono essere messe nelle migliori condizioni per essere competitive perché i nostri competitor all’estero hanno ripreso a correre. E questo per il veneto significa innanzitutto infrastrutture, in particolare, l’alta velocità e la terza corsia sull’A27, che permetterebbero alle merci di viaggiare rapidamente. E naturalmente per quel che riguarda il Brennero bisogna abbattere le regole che rendono complesso il commercio e danneggiano le imprese”, aggiunge Pozza.

Tornando ai dati, la ripresa dell’export è trainata principalmente da Paesi dell’Unione europea (+8,5%). Nello specifico dinamiche migliori rispetto alla media sono arrivate da Germania (+7,2%, 154 miliardi in più di merce venduta), Francia (+13,9%, +225 milioni), Spagna (+5,5%, +42 milioni), Polonia (+17,5%) e Belgio (+28,6%). Rimangono invece stazionari i flussi destinati al mercato extracomunitario (-0,3%), frenati dalle vendite verso la Russia (-2,3%, -7 milioni) e inevitabilmente anche dalla Brexit (-13%, corrispondente a oltre 108 milioni di vendite in meno al Regno unito). Trend negativo per le esportazioni verso il Nord America (-6,5%) con il crollo di vendite di macchinari e bevande e la difficoltà con gli Stati uniti (-5,3%, corrispondente a minori vendite per -72 milioni di euro). Positiva, infine, la dinamica del commercio estero con l’Asia orientale (+9,4%), grazie ai macchinari e ai prodotti in pelle e alla ripresa dei flussi verso la Cina (+28,8%, con vendite in più per oltre 79 milioni di euro).

Analizzando i settori, i macchinari segnano +5,4%, l’occhialeria +11,4%, la carpenteria metallica +11,6% e la metallurgia +16,8%. Male invece l’alimentare -3%, la concia -11,7%, filati e tessuti .

Agenzia Dire