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Quando l’odio ribalta le bandiere

di Jimmy Greselin 

La Festa della Repubblica, potrebbe essere un momento in cui, pur vivi i contrasti politici, il popolo, dopo una prova dura e senza pietà per nessuno, ritrova la voglia di stringersi idealmente la mano e attorno ad un
simbolo, cercare la via d’uscita.
Un momento di solidale speranza anche contro una classe politica immeritevole spesso di fiducia e un apparato burocratico e giudiziario che soffiano sulla fiamma che tiene accesa la fiducia, fino a spegnerla.
Dopo mesi di isolamento totale, la Festa degli Italiani avrebbe potuto essere altro, un’alba ideale rappresentata da una bandiera di fronte all’altare della Patria, un’immagine solenne di gioia e orgoglio.
Ma siamo negli anni dei social, e per Dio, siamo pur sempre uno dei popoli più ignoranti dell’occidente, farci scappare un’occasione del genere per sottolinearlo diventa impresa impossibile, quindi, via di gran carriera con quanti più post possibili contro tutto e contro tutti ma, soprattutto, contro quello a cui nessun cittadino
degno di questo nome dovrebbe mai andare.
Da Facebook ad Instagram passando per Twitter e Tik Tok, in tanti laureati all’università della strada (come già detto, nella strada le elementari non ci sono) occupati a postare una bellissima immagine del
Monumento a Vittorio Emanuele con tanto di Pattuglia Acrobatica e un enorme Tricolore di fronte al milite ignoto, deridendo proprio la bandiera che secondo i dottori degli Atenei bituminosi, sarebbe stato
esposto al contrario.

Ora, probabilmente sarà proprio colpa di queste università asfaltate se esiste qualcuno che possa pensare che le nostre Forze Armate, incaricate di issare la bandiera, in occasione di una festa così solenne, possano
farlo al contrario. Oppure sarà colpa delle insegnanti di questi atenei ad alta percorribilità, che notoriamente tengono gli esami sotto un lampione, se in Italia esiste ancora qualcuno che possa immaginare che la bandiera venga esposta con la sequenza cromatica corretta verso lo struscio di Corso del Popolo dando le spalle all’altare.
Insomma, sarà quel che sarà, ma solo i libri usati come fermaporte possono essere scaturigine di tanta arroganza verso una delle poche istituzioni di cui il nostro paese può ancora andare fiero, come le Forze
Armate. Umiltà e desiderio di imparare battete un colpo, meglio se in testa ad un popolo, quello degli scrotonauti, che pur di farsi notare con l’ironia tipica delle menti sfitte, non esita a firmare con la propria
insipienza, post sbagliati e fake ad libitum. Un esercito di gente sveglia, che ogni giorno svela i piani dei “poteri forti” che tanto forti non capisco come possano essere, dal momento che si fanno sempre scoprire
qualsiasi mescitore di lambrusco alla spina.
Da chi insegna la Costituzione al Capo dello Stato (noto costituzionalista) a chi insegna agli alti Ufficiali come esporre il tricolore, da chi spiega a virologi ed immunologi come si cura ogni virus e malattia a chi offre
lezioni gratis ad ingegneri e scienziati sulla pericolosità delle scie chimiche e del 5G, i social sono la più grande comunità di confronto in cui gli analfabeti rischiano di essere più ascoltati di Zichichi, Andreoli,
Rubbia, Veronesi o Gianotti.
Del resto, vuoi mettere un’immagine del profilo con la tetta che scappa, o con il Totti che scatta, rispetto a quella di un anzian professore e una noiosa dottora?
Dopo mesi passati a cantare sui balconi le nostre più belle canzoni, molti non hanno visto l’ora di tornare alla normalità e far sapere al mondo che i libri sono rimasti a fare i fermaporte.
Peccato…