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“Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”: la poesia condivisa dalla sorella di Giulia Cecchettin diventa virale

“Se domani sono io, mamma, se non torno domani, distruggi tutto. Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”. Con queste parole Elena Cecchettin sui social esprime tutto il dolore e la rabbia per la morte di sua sorella Giulia, trovata senza vita, a una settimana dalla scomparsa, in un canalone tra il lago di Barcis e la zona di Piancavallo, a Pordenone. Accusato dello omicidio della 22enne è l’ex fidanzato, Filippo Turetta, arrestato ieri in Germania dopo una lunga fuga.

CHI HA SCRITTO LA POESIA CONDIVISA DALLA SORELLA DI GIULIA CECCHETTIN

I versi appartengono a una poesia contro il femminicidio dell’attivista peruviana Cristina Torres Cáceres, scritta nel 2011, che in poco tempo è diventata virale sui social.

Le parole sono state adottate anche come slogan di una manifestazione contro la violenza di genere organizzata in poche ore sabato sera a Roma dal movimento femminista e transfemminista ‘Non una di meno’, che ha dato vita a un rumoroso corteo per le vie del Pigneto, quartiere a est della Capitale. La poesia è stata usata anche per la locandina che annuncia la manifestazione del 25 novembre a Roma in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

LA POESIA CONTRO IL FEMMINICIDIO DI TORRSE CÁCERES

Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma.

Forse sono avvolta nelle lenzuola di un hotel, su una strada o in una borsa nera.

Forse sono in una valigia o mi sono persa sulla spiaggia.

Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata.

Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata.

Mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata.

Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato, che erano i miei vestiti, l’alcool nel sangue.

Ti diranno che era giusto, che ero da sola.

Che il mio ex psicopatico avesse delle ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.

Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.

Lo giuro, mamma, sono morta combattendo.

Lo giuro, mia cara mamma, ho urlato forte così come volavo alto.

Ti ricorderai di me, mamma, saprai che sono stata io a rovinarlo quando avrai di fronte tutti quelli che urleranno il mio nome.

Perché lo so, mamma, non ti fermerai.

Ma, per quello che vuoi di più, non legare mia sorella.

Non rinchiudere le mie cugine, non privare le tue nipoti.

Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia.

Sono loro, saranno sempre loro.

Combatti per le loro ali, quelle ali che mi tagliarono.

Combatti per loro, che possano essere libere di volare più in alto di me.

Combatti per urlare più forte di me.

Possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io.

Mamma, non piangere le mie ceneri.

Se domani sono io, mamma, se non torno domani, distruggi tutto.

Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.