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Santorso. Muore nell’incendio in Psichiatria. Troppi punti oscuri: ci sarà giustizia per Eugenio?

Tutta la stampa nazionale si è interessata del caso del degente di Psichiatria, morto per asfissia a causa dell’incendio che ha appiccato nella notte tra giovedì e venerdì, all’ospedale di Santorso.

Tre gli avvisi di garanzia, ma in pieno stile Procura di Vicenza, non si conoscono i nomi dei destinatari dei tre indagati, che sono stati raggiunti dall’atto , che non è emblema di colpevolezza per la morte di Eugenio Carpenedo, 63 anni,  ma perchè  gli iscritti nel registro degli indagati dovranno essere ascoltati dalla Procura berica ufficialmente. Gli investigatori, capitanati dal Pm Serena Chimichi un colpevole dovranno trovarlo perchè quanto accaduto e riportato dal Corriere della Sera, pagine nazionali, e persino dall’Unione Sarda, è un fatto gravissimo e pare che il povero Eugenio avesse nella sua stanza un accendino, nonostante fosse risaputo che avesse degli istinti incendiari. Dopo la morte della madre, aveva dato fuoco con le stesse modalità alla loro casa. Quindi era risaputo che avesse la mania di appiccare gli incendi.
Ma c’è un particolare che più di ogni altro balza alla mente e non dà pace a chi in queste ore si fa delle domande. Come è possibile che Eugenio, una volta appiccato il fuoco non si sia alzato dal letto per cercare una via di scampo? Cosa gli ha impedito di farlo? Le telecamere presenti nel reparto supersorvegliato, per il tipo di degenti che andrebbero controllati h24, potranno svelare il mistero, ma pare che gli occhi elettronici non puntassero sul letto di Eugenio. Come mai?
Il giallo si infittisce con il passare delle ore e oltre a valutare la tempistica d’intervento che potrebbe non avere nulla a che fare con la causa della morte atroce di Eugenio, si stanno valutando particolari di altro genere. Chi conosceva Eugenio sa che, vedendo il proprio letto prendere fuoco, si sarebbe alzato per chiedere aiuto. Solo le indagini potranno svelare quanto accaduto. Un fatto di cronaca gravissimo, che non potrà passare indenne.
Eugenio era un uomo buono. Tutti lo conoscevano a Schio perchè nonostante la vita complicata, era sempre sorridente. Un disagiato con problemi psicologici che un tempo non venivano diagnosticati. Tutti se lo ricordano Eugenio che andava sempre al Caffè Roma. Ma se lo ricordano tutti pure al mercato con la mamma che lo adorava e che non lo lasciava mai un attimo. Che brutta morte ha fatto Eugenio, tutto l’Alto Vicentino vuole delle risposte sulla sua morte, che merita giustizia.

Natalia Bandiera