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Schio. 3mila euro a settimana spacciando coca ed eroina. Tre pusher in manette. Si indaga su 8 casi di overdose

I loro guadagni si aggiravano sui tremila euro a settimana. La segnalazione che ha dato l’input alle indagini è partita da alcune cooperative scledensi, che hanno segnalato alle forze dell’ordine che quei ragazzi, di cui si occupavano, si comportavano in maniera sospetta. maneggiavano dei soldi, che non potevano avere in maniera lecita e spesso, andavano via dai luoghi di accoglienza, per affittarsi case ed essere indipendenti da loro.

Operazione antidroga della compagnia dei carabinieri di Schio, che ha arrestato tre nigeriani, accusati di spacciare cocaina ed eroina. Droga pesante che veniva smerciata a basso costo, 10 euro a dose, in grosse quantità e portata per la consegna in minimo peso in modo che, in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine, venisse giustificata con l’uso personale. Si muovevano in bici e gli involucri con la droga se li mettevano in bocca.

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati stamattina, dal comandante Jacopo Mattone che ha spiegato mesi e mesi d’indagini, fatte di pedinamenti, appostamenti, ma anche di preziose testimonianze di assuntori di ogni età e ceto sociale che facevano mettere a verbale le modalità della compravendita. Sotto sequestro denaro contante e diversi telefonini cellulari che servivano agli spacciatori per tenere i contatti con la clientela che ordinava la ‘roba’ via cavo, per poi vedersela recapitata secondo le esigenze.  Telefoni che cambiavano frequentemente per non rischiare troppo.

Pubblichiamo integralmente il comunicato stampa dei carabinieri:

In questi ultimi giorni Il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Schio è stato impegnato nelle operazioni conclusive scaturite da un’indagine antidroga nata a settembre 2018.

Suddetta indagine nasceva da diverse informazioni, raccolte all’epoca dai militari della Compagnia, secondo le quali si era formato a Schio un sodalizio criminale composto da soggetti stranieri di origine africana (in particolare nigeriani) che era dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. Le attività investigative, concentratesi all’inizio sull’osservazione dei movimenti di tali personaggi al fine di dimostrare la fondatezza delle informazioni ricevute, hanno permesso di dare veridicità alle stesse e pertanto le indagini si sono potute espandere anche da un punto di vista tecnico, rintracciando i numeri di telefono in uso ai soggetti e ponendoli sotto intercettazione.

L’attività investigativa è durata quasi un anno in quanto non è stato semplice ricostruire i ruoli dei singoli indagati all’interno del gruppo, poiché cambiavano spesso i telefoni utilizzati e si spostavano principalmente in bicicletta per effettuare l’attività di spaccio.

Le attività illecite poste in essere da tutto il sodalizio monitorato sono risultate funzionanti a tal punto che gli stessi ormai sapevano di potersi garantire un guadagno di almeno 3.000 Euro a settimana senza particolari difficoltà potendo contare su un sistema ormai ben definito che li poneva in parte al riparo dai controlli delle FF. di PP., ed in particolare:

  1. acquisti di droga tramite pochi ovuli trasportati internamente al proprio corpo da Vicenza;

  1. lo smercio della droga al dettaglio confezionando microdosi da 0,10/0,15 grammi circa, facili da trasportare in bocca, e veloci da vendere al prezzo di 10 Euro cadauna (e quindi per una somma di denaro praticamente disponibile a tutti, anche ai giovanissimi);

  1. lo spaccio veniva effettuato presso luoghi di aggregazione giovanile quali scuole, parchi giochi e parchi pubblici, locali pubblici, stazioni treni e/o corriere;

  1. spostamenti effettuati quasi principalmente in bicicletta e/o tramite il continuo ricambio di clienti tossicomani;

  1. versamento settimanale del denaro su conti correnti esteri (tramite poste-pay);

  1. Solo nel caso di ordini più consistenti, venivano incaricati corrieri domiciliati in province metropolitane (Milano-Torino-Genova-Roma-Napoli), i quali non effettuavano consegne direttamente, ma tramite parentela;

  1. il domicilio veniva trovato in appartamenti il cui contratto d’affitto veniva intestato ad un prestanome previo compenso in denaro (300/400 Euro).

A riprova della continua volontà di delinquere dei soggetti indagati, che d’altronde indica in maniera inequivocabile come tutti traessero ampio guadagno dalle specifiche attività illecite sopra descritte, giungevano le testimonianze dei vari tossicodipendenti che evidenziavano come ogni tentativo di sottrarsi al consumo di droghe venisse reso vano dalle continue insistenze degli spacciatori che, tra l’altro, usavano passarsi tra loro appunti contenenti i nomi ed i numeri di telefono di buona parte della clientela tossicomane affinché, anche dopo ogni arresto, venisse mantenuta l’attività illecita da parte degli altri complici.

Inequivocabili d’altronde risultavano le ulteriori informazioni acquisite dagli operatori delle principali cooperative di accoglienza locali, che già da tempo avevano provveduto ad allontanare parte dei soggetti indagati, dai rispettivi programmi, per motivazioni tutte comuni ai vari componenti del sodalizio, ovvero:

  1. mancanza di rispetto degli orari e delle regole imposte dal programma;

  1. possesso di cospicue somme di denaro e beni mobili alle cui richieste di spiegazioni seguivano comportamenti aggressivi;

  1. comportamenti aggressivi e/o violenti ad ogni controllo non preannunciato e/o richiesta di spiegazioni da parte degli operatori della cooperativa.

L’attività d’indagine svolta ha permesso inoltre di evidenziare come l’attività di spaccio fosse particolarmente pericolosa sotto il profilo sociale se non della stessa incolumità pubblica, in quanto si sono riusciti a ricondurre presumibilmente ad essa numerosi episodi di “overdose” (almeno 8) avvenuti anche prima che l’indagine iniziasse e che avevano trovato l’apice nei decessi del 4 giugno 2017 e del 10 settembre 2017 di due ragazzi.

Nel corso di questi 18 mesi di investigazioni alcuni dei componenti del sodalizio sono stati arrestati in flagranza, come:

Negli ultimi giorni, a seguito della conclusione delle indagini e delle risultanze ottenute, il Tribunale e la Procura di Vicenza hanno accolto le richieste formulate dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile, emettendo diversi ordini di perquisizione e di custodia cautelare in carcere nei confronti di alcuni degli indagati, mentre per gli altri è stata notificata la richiesta di rinvio a giudizio.

In particolare sono stati arrestati e condotti in carcere OSEOBOH STANLEY, nato in Nigeria cl. 1990, e EFE GODFREY, nato in Nigeria cl. 1994 (quest’ultimo, a capo del sodalizio dopo l’arresto di IBHAWOH OSESUMHEN DESTINY, è stato contemporaneamente arrestato in flagranza di reato in quanto trovato in possesso di ingente quantità di sostanza stupefacente eroina e cocaina), mentre sono stati perquisiti:

e contestualmente deferiti s.l. per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente in quanto, all’interno della propria abitazione, sono stati rinvenuti gr. 90 di marjuana confezionata in 4 involucri.

Tutto ciò che è stato riscontrato negli ultimi giorni, mentre venivano applicati i vari decreti emessi dal Tribunale di Vicenza, contribuiscono a supportare i riscontri investigativi effettuati in quasi 12 mesi e dimostrano come i soggetti indagati stiano continuando a commettere le stesse tipologie di reati.