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Paolo Monaco lancia L’“acceleratore” d’impresa

Diventare imprenditori per dare un calcio alla crisi e ad una probabile “vita da precari”! Questa, perché no?, può essere una risposta coraggiosa e stimolante da suggerire ai nostri giovani, in un panorama locale ed internazionale sempre più imperscrutabile e confuso.
Se pensiamo che il 40% della capitalizzazione di Borsa negli USA fa oggi capo a Società che solo 20 anni fa neppure esistevano, ci rendiamo conto di quanto il nostro Paese sia indietro nella cultura del rischio e dello sviluppo, con ancora i grandi “carrozzoni” della prima rivoluzione industriale del dopoguerra a guidare la nostra stanca economia industriale.

Una prima risposta e un tentativo di supporto a queste idee, le stanno provando a dare alcune Associazioni del vicentino, che si sono recentemente unite per dare vita al network “FACCIAMO L’IMPRESA”, dove sono riunite numerose esperienze di supporto alle start up del nostro territorio.
Su iniziativa del Comune di Vicenza, che sta però coinvolgendo anche gli altri principali Comuni della Provincia, e degli organizzatori del Progetto Marzotto (cui peraltro CNA aderisce, unica Associazione datoriale, sin dalla sua prima edizione), le principali Associazioni dell’Industria e dell’Artigianato vicentino, hanno fatto rete, condividendo le loro esperienze.
Anche CNA Vicenza, con convinzione ed entusiasmo, ha aderito al progetto, mettendo a disposizione la propria attenzione nella gestione delle start-up e le buone pratiche sviluppate attraverso il servizio CREA IMPRESA, che accompagna il neoimprenditore dalla business idea sino all’accesso ai canali di finanziamento dell’attività e lo guida nei primi passi della sua avventura.
Da sottolineare come questo servizio abbia trovato spazio ed accoglienza anche grazie alla collaborazione di alcune amministrazioni comunali, come quella di Thiene, che ha deciso di affidare a CNA la gestione di tutte le politiche per l’imprenditorialità giovanile. E’ oggi consolidata l’esperienza con l’Urban Center di Thiene, che ospita periodicamente servizi di consulenza individuale e percorsi di formazione collettivi per giovani interessati a partire con la loro idea d’impresa. E va detto che spesso si tratta di persone ad alta scolarizzazione, diplomati o laureati, con progetti di impresa innovativi e in settori non tradizionali. Progetti che vanno quindi fortemente incoraggiati e sostenuti, perché è necessario e urgente individuare nuovi modelli e nuovi canali di business per superare una crisi che sta colpendo in particolare i settori più tradizionali dell’industria seriale e dell’artigianato a bassa qualità.
Ma al di là dell’informazione e della formazione specifica, pur indispensabili, come aiutare concretamente questi neoimprenditori a non sprecare tempo, risorse e progetti? Nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto “Facciamo L’Impresa” ho lanciato una piccola provocazione, che però può diventare una vera e propria proposta per superare il modello ormai abusato e poco costruttivo dell’”incubatore” di impresa.
Ma cosa è un”incubatore”? Si tratta, per lo più, di uno spazio fisico limitato (ufficio), dotato di mezzi tecnologici, spesso non particolarmente “avanzati” (PC, telefono, stampante) e servizi di base (segreteria, raccolta posta, servizi di traduzione/interpretariato, etc), che vengono messi a disposizione da enti pubblici o privati per offrire un “luogo” dove accogliere il neoimprenditore e favorire l’avvio della sua azienda.
In realtà, questo modello, particolarmente diffuso nel decennio scorso sul territorio veneto, spesso si è ridotto ad operare come semplice “centro direzionale” per la condivisione di servizi o poco più. Anche le esperienze più fortunate e di successo, come quella della “H Farm” di Riccardo Donadon a Roncade (TV), presentano numeri piuttosto sconfortanti se guardiamo a quante di queste start up sono poi entrate nel mirino di imprese e finanziatori che le hanno portate ad emergere dalla prima fase di “incubazione” con risultati soddisfacenti.
Alla luce di queste considerazioni, la proposta di CNA Vicenza di pensare a qualcosa di nuovo, in questo caso ad un “acceleratore” di impresa, significa proprio venire incontro a questa esigenza: aiutare i primi passi del nuovo imprenditore con una vera e propria rete di consulenza professionale, che lo aiuti a superare le vere prime difficoltà, in termini di burocrazia e contrattualistica, gestione e controllo dei buget, strategia e organizzazione di impresa. Si tratta dunque di un contenitore, dove il (non necessariamente) giovane “startupper” possa sperimentare e promuovere progetti più arditi, con la consapevolezza che esiste una rete di protezione e uno spazio di prova dove non rischia di “farsi male” e dove può contare su un pool di esperti al suo servizio.
Nella mia visione, questo “acceleratore” dovrebbe quindi essere un vero e proprio luogo fisico, dove l’imprenditore possa confrontarsi con colleghi che stiano vivendo (o abbiano da poco vissuto) la sua esperienza e le sue difficoltà, in un processo continuo di “brain storming” e di elaborazione di idee e progetti. All’interno di questo luogo, periodicamente, dovrebbero transitare per consulenze specifiche una sorta di “business angel” per le micro imprese e qui si dovrebbero convogliare risorse finanziarie ad hoc, garantite da linee di credito privilegiate a cura di banche e consorzi fidi. Il tutto attraverso la supervisione e il coordinamento di associazioni di categoria che, come CNA, oltre a conoscere lo specifico di ogni singolo settore di attività dal punto di vista tecnico, possano indirizzare l’azienda da “accelerare” verso consulenze ad alto valore aggiunto e costi contenuti, in quella che dovrebbe essere dunque una scommessa collettiva verso idee e progetti innovativi e di qualità.
Forse, questo è solo un sogno. O forse no.
Forse ci sono già Amministratori locali che sanno immaginare questi spazi e che vogliono mettere a disposizione risorse e competenze per favorire la sua realizzazione.
Di certo, dal Ministro Passera fino a tanti assessori e sindaci, stiamo trovando sincera attenzione e disponibilità verso questi progetti. In ogni caso, questa è una risposta, forse l’ultima, forse l’unica, che oggi possiamo dare ai nostri figli per consegnare loro un Paese migliore di quello che ci hanno lasciato i nostri genitori e per assecondare la loro voglia di fare e di crescere. Aiutiamoli ad accelerare.

Paolo Monaco