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Coronavirus. Scioperi nelle fabbriche, sindacati: “Non siamo carne da macello”

Sanitization operations in progress due to the Coronavirus emergency, in Padua, Italy, 12 March 2020. ANSA / NICOLA FOSSELLA

E’ forte il grido dei sindacati ai rappresentanti delle categorie industriali ed artigiane. Un grido di aiuto, che coincide con la proclamazione di uno sciopero nazionale che inizia con un fermo di 32 ore, per tutelare i tanti dipendenti che in questi giorni lavorano, per scelta o per costrizione, nelle fabbriche che sono rimaste aperte dopo il decreto governativo dell’11 marzo.

“Non siamo carne da macello” è quanto sottolineano anche al presidente del consiglio Giuseppe Conte e al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, per spingerli a definire una chiusura tutela, per tutti, tranne ovviamente per chi lavora nel comparto della prima necessità.

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di pandemia globale, tuttavia mentre la situazione nel nostro paese si fa ogni giorno più grave, il Governo Conte si è piegato nuovamente a Confindustria, che insiste nell’imporre l’apertura di tutti i settori produttivi compresi quelli non essenziali – spiegano da Usb (Unione sindacale di Base) – Scorrendo il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo si scopre che rimarranno aperte le industrie, le banche, i call center, le Tlc, il commercio, le compagnie della logistica e buona parte degli uffici pubblici. Ossia milioni di lavoratori continueranno ad essere costretti ad andare a lavorare mentre c’è una pandemia in corso. Nella maggioranza dei casi, ai lavoratori non vengono forniti gli strumenti minimi di protezione individuale, e sono poche le aziende che sanificano gli ambienti di lavoro. Nel DPCM dell’11 marzo, ci sono delle disposizioni blande, lo smartworking è inutilizzabile da chi è in produzione, provocatorio è l’invito a chiudere i soli reparti non indispensabili per la produzione, tanto quanto le misure a carico dei lavoratori come l’utilizzo delle ferie. Per affrontare questa emergenza occorrono misure drastiche ed esigibili dai lavoratori, che salvaguardino la salute e il salario, pertanto chiediamo il blocco temporaneo di tutte le attività industriali ad eccezione di quelle strettamente collegate alla lotta della pandemia, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali con l’integrazione piena del salario, l’adozione e il controllo degli organi preposti di tutte le misure necessarie corrispondenti ai livelli di rischio legato delle specifiche situazioni lavorative. USB ha più volte sollecitato il Governo senza ricevere alcuna risposta – hanno concluso i rappresentanti dei lavoratori – e mentre torniamo a chiedere con forza un incontro al Governo ribadiamo il diritto dei lavoratori a scioperare per difendere l’incolumità, il salario e il benessere generale. L’USB pertanto indice a far data dal 12 marzo un primo pacchetto di 32 ore di sciopero generale di settori industriali, non essenziali, per ogni turno di lavoro, tale pacchetto è rinnovabile e può essere aumentato ben oltre le 32 ore a livello territoriale e aziendale”.