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Amministrative 2019. Nell’Alto Vicentino i partiti sono morti

Partiti politici addio. Alle comunali dell’Alto Vicentino una cosa è molto chiara: i partiti non esistono più.

31 Comuni ad elezioni, 64 candidati sindaci e solamente 5 potenziali primi cittadini che corrono con il simbolo del partito senza  accostarlo ad una lista civica. Tutti gli altri sono civici ed orgogliosi di esserlo.

Ma che cosa è successo? Sparita del tutto Forza Italia, sparito il Pd, sparita la Lega, sparito il Movimento 5 Stelle. Spariti quei riferimenti politici che, pur essendo forze potenti a livello nazionale, quelli presenti in tutte le trasmissioni e sempre pronte a pontificare, nei territori non contano nulla.

Ma talmente nulla, da essere ridotti a fare da spalla a liste civiche che come candidato sindaco hanno molto spesso un volto nuovo (che senza fronzoli significa ‘un emerito sconosciuto’).

Candidati coraggiosi, che da soli si sono convinti a dedicare il loro tempo e la loro responsabilità facendo il lavoro che centinaia di tesserati non sono in grado di fare. ‘Kamikaze’, potrebbero sembrare, che si gettano nella mischia in testa a migliaia di cittadini senza sapere che si troveranno ad essere il capro espiatorio ed il bersaglio di tutti gli errori della politica, quella vera, nella quale gli esponenti sono pagati decine di migliaia di euro al mese e sono quelli che impongono i tagli che poi ricadono sui Comuni e ai quali sono proprio i sindaci a dover dare risposta.

“Alle spalle hanno il partito”, dicono dalle segreterie locali, che però dimenticano di dire che da sole, le segreterie, non sono riuscite a fare una lista completa per prendersi direttamente le loro responsabilità.

Partiti in appoggio ai civici, o civici che danno una mano ai partiti? Sicuramente la seconda, perché nessuna delle liste elettorali di partito dell’Alto Vicentino si sarebbe potuta formare contando solo sui suoi ‘fedeli’.

“Colpa dei cittadini che si sono deresponsabilizzati e non vogliono ‘votarsi’ alla vita politica”, ha detto qualcuno, cadendo però in un errore grossolano.

Pensare che siano i cittadini a dover risolvere le carenze della politica è un’offesa per i cittadini stessi. La politica, da che mondo è mondo è una cosa seria, che va studiata. E non saranno certo quelli dell’uno vale uno a cambiare le cose, perché il cittadino comune, può senz’altro sbizzarrirsi sui social network, sentendosi uno statista per il tempo del post, ma niente più. E non può essere considerato ‘svogliato’ se non vuole prendere parte alla vita amministrativa delegandola a chi dovrebbe essere preparato per gestirla.

Una cosa sono le associazioni, il volontariato, le pro-loco, un’altra cosa sono le liste di consiglieri comunali, assessori e sindaci.

Per questi serve competenza, preparazione che solo la politica può dare. E allora, con la Lega che governa in Veneto da decenni e trascina centinaia di tesserati dell’Alto Vicentino ogni anno a Pontida, con il Pd ben saldo a Venezia ed esponenti all’interno di decine di società, con i 5 Stelle primo partito a livello nazionale e con Forza Italia che ancora detta regole a cui moltissimi chinano il capo, che cosa è successo ai partiti nei Comuni? Com’è che sono tutti morti?

La colpa è dei politici stessi, che pur di raccogliere tesserati hanno trasformato le segreterie in veri e propri fan club, dove si entra senza selezione ma solo grazie al portafoglio. ‘Fan club’ formati da persone che possono sfoggiare una grandissima fede politica e danno sostegno a livello numerico, ma mancano totalmente nella formazione e non sono in grado di garantire quello ‘zoccolo duro’, istruito in materia politica, sul quale formare la nuova classe dirigente.

E a furia di puntare in basso, per garantire il maggior numero di tesserati possibile ed il potere a pochi ‘selezionati’, ora il giochino non regge più. Ed è esattamente quello che è successo nei comuni dove, se da un lato emergono i civici che accettano di mettersi in gioco e ‘studiare’ da politici, dall’altro i partiti devono fare i conti su quel che resta del loro ‘fan club’ e per fingere di essere ancora ‘in sella’ sono costretti a chiedere aiuto ‘fuori casa’. Ai partiti, rimangono solo tesserati da anni, che spesso ritengono di poter rivendicare un ruolo, fedelissimi perfetti per garantire un tifo da stadio, ma sicuramente non all’altezza di trasferire la loro fede politica in un impegno sociale.

E forse è ora di comprendere che la democrazia è davvero in pericolo. Non tanto perché risorgerà un nuovo Mussolini, ma perché la politica manda avanti i civici, ma paga lo stipendio ai partiti.

Anna Bianchini